Paolo Volponi, Parlamenti

Volponi corsaro e i tiranni del Palazzo

Nel suo romanzo incompiuto l’ombra del potere deviato
Da Bava Beccaris alla P2

Si sapeva che Paolo Volponi aveva scritto, nei suoi anni di senatore della Repubblica, un abbozzo di romanzo rimasto incompiuto, Il Senatore Segreto, ritrovato in una cassapanca della sua casa di Urbino: vede ora la luce in un libro con la sua firma, Parlamenti (Ediesse edizioni), a cura di Emanuele Zinato, il maggior studioso dello scrittore. Ha la forma di un romanzo epistolare, cinque lunghe lettere scritte al senatore Edoardo Perna, un politico professionale dell’area riformista del Pci, più volte parlamentare, con importanti incarichi di partito, che Volponi scelse probabilmente come interlocutore per la legge degli opposti. Perna (1918-1988), prudente, cortese, senza mai una parola di troppo, moderato; lui eternamente ribelle, inquieto, il cuore infuocato, come i suoi scritti, spesso esplodenti, come quel che diceva lasciando sempre il segno con la sua voce baritonale.

Le lettere di Parlamenti, scritte tra il 1985 e il 1986, sembrano una sorta di prova generale, nel contenuto e nello stile, del gran romanzo Le mosche del capitale, che uscì da Einaudi nel 1989. In quel libro le vittime sacrificali sono gli industriali che hanno tradito la fabbrica diventando finanzieri, preoccupati soltanto dei profitti, dimentichi della grande lezione civile e culturale di Adriano Olivetti, «maestro dell’industria mondiale» come Volponi ha scritto dedicandogli quel libro; in Parlamenti le vittime sono i non pochi senatori che dall’Unità a oggi sono stati il simbolo di quanto è stato fatto, non fatto o malfatto umiliando i molti italiani poveri e intelligenti, con una cultura naturale, perennemente esclusi, quelli che hanno sofferto le guerre, il malgoverno, le decisioni dissennate, l’ingiustizia.

Parlamenti contiene, in coda a Il Senatore Segreto, anche un’antologia dei discorsi parlamentari di Volponi, di grande forza civile, di suggestione profonda, pronunciati spesso a braccio, con un uso sapiente delle parole e della lingua italiana. Anch’essi brandelli di alta letteratura. In nulla simili, nella forma e nella sostanza, ai discorsi di non pochi senatori che ritengono la lungaggine sinonimo di autorevolezza. Secondo il costume del Politburo sovietico di una volta.

Tra gli interventi di Volponi: il discorso del 17 marzo 1984 contro il decreto di «San Valentino» con cui il governo presieduto da Bettino Craxi cancellava la scala mobile e dava l’avvio a una politica che aveva perduto ogni segno delle radici socialiste, «un decreto autoritario»; il discorso sull’intervento straordinario del Mezzogiorno del 6 novembre 1984: «Ho sentito qui un uomo intelligente e colto come il senatore Malagodi rifarsi a padri quali Cavour, Mazzini, Garibaldi, Vittorio Emanuele II. Ora quei padri dobbiamo dimenticarli, dobbiamo smentirli. Quelli non furono i nostri padri: furono i seduttori di nostra madre e l’abbandonarono malamente e povera al margine delle loro strade, la buttarono fuori dalle loro carrozze e dai loro letti».

Volponi era un impasto di furia, di dolcezza, di fantasia, di realismo, di fede nella democrazia e nelle cose possibili. Massimo Raffaeli, che ha curato la silloge dei discorsi, ha scritto come tocca il cuore il gesto estremo d’amore di Volponi: la «Proposta di legge per Urbino», utopia della Polis umanistica e del lavoro liberato dalla sua soggezione atavica.

Al Senato dal 1983 al 1992, eletto come indipendente nelle liste del Pci, alla Camera come deputato di Rifondazione comunista, dall’aprile 1992 al febbraio 1993 quando si dimise (morirà il 23 agosto 1994), Volponi ha vissuto a Palazzo Madama anni non sereni.

Il suo Il Senatore Segreto, senatore invisibile, non è soltanto il gioco visionario di uno dei più grandi scrittori del Novecento; una satira nutrita di disincanto, di passione tradita e di fede non consunta. Non è di certo un avallo a quell’antipolitica su cui oggi soffiano i partiti dell’eversione. È il contrario, piuttosto, il sogno di una politica seria da fare nel nome della comunità, diversa dai comportamenti di quei senatori che Volponi vede manovrare cincischiando in aula, nella sala Garibaldi, nella sala con gli affreschi ottocenteschi di Cicerone, Catilina e Attilio Regolo, nei corridoi con le passatoie rosse e i busti dei padri della patria e, raramente, nella splendida biblioteca.

Chi è e che cosa rappresenta il senatore segreto? Dove si nasconde a Palazzo Madama? Negli anditi bui, dove, alla fine del Cinquecento, viveva il Caravaggio, altro sovversivo d’epoca, ospite del cardinal del Monte; nello stanzone dei «cassettini», dove i commessi distribuiscono la posta ai senatori; nella torretta; nella sala delle firme; nella sala rossa? Il cacciatore (Volponi) indaga, raccoglie prove e indizi, medita vendette, ma la sua ricerca non è, come può sembrare, una detective story.

«Chissà quanti malvagi senatori – scrive – hanno condotto giù per questi scalini (dell’aula del Senato, ndr i loro cattivi pensieri e le loro scorregge infettive. Davvero, uno di quelli può essere rimasto nascosto qui dentro. Viene fuori solo nei giorni dei voti decisivi, quando può mischiarsi tra i folti gruppi di quelli che stanno comunque dalla parte del potere».

Il senatore segreto è l’uomo delle eterne maggioranze, ha l’età dell’Italia unita, da Bava Beccaris alla P2, ne ha fatte, sempre impunito, di cotte e di crude, è un simbolo delle iniquità che hanno ferito il Paese. Era nell’aula, scrive Volponi, a ciarlare sulla sanità delle cannonate, era presente, vestito in modo assai stravagante, a giurare fedeltà al fascismo. Dove si sarà nascosto, invece, ai tempi alti della Costituzione? Sarà stato ben presente, al contrario, negli anni più foschi della prima Repubblica, quelli delle stragi di Stato, degli assassinii di tanti uomini degni. «Questo erede di Leopardi trapiantato nell’Italia del Caf», (Craxi, Andreotti, Forlani), commenta Emanuele Zinato nella prefazione del libro.

Da queste pagine saltano fuori tutte le predilezioni, gli amori e gli umori dello scrittore, la pittura – ha donato la sua importante collezione di fondi oro trecenteschi e di tele secentesche al museo del Palazzo Ducale di Urbino, la città natale -; il gioco del calcio – era un tifoso del Bologna -; le belle donne.

Il Senatore Segreto si inserisce a buon diritto tra le opere di Paolo Volponi. La sua vita è parallela ai suoi libri. Dai tempi dell’amata Olivetti di Adriano a cui fu sempre fedele, dopo aver lavorato anni nell’azienda di Ivrea come direttore dei Servizi sociali e poi capo del personale, alla Fiat dove fu consulente e poi segretario generale della Fondazione Agnelli, costretto a dimettersi nel 1975 a causa della sua dichiarazione di voto per il Pci alle elezioni di quell’anno. Lo scrittore credeva nel profondo in una nuova cultura industriale di cui aveva competenza. Ma non fu solo il romanziere dell’industria di cui aveva scritto nel suo Memoriale, la storia di un operaio psicotico, Albino Saluggia. È stato uno scrittore appassionato dell’intero mondo, dei drammi, delle speranze fallite dell’uomo: La macchina mondiale, Corporale, Il sipario ducale, La strada per Roma. Quando uscì Le mosche del capitale, che raffigurava con uno stile grottesco, ma anche profetico, i mondi padronali – Donna Fulgenzia era l’immagine di Gianni Agnelli, Nasàpeti era Bruno Visentini, il dottor Astolfo, Umberto Agnelli – Volponi fu aggredito – «Un velleitario censore del potere», «Alta finanza basse speculazioni» – da certi critici di famiglia, attacchi personali, non letterari, contro chi, era l’accusa, aveva tradito i principi e i principii del gran capitale.

Il mio è un romanzo, rispose soltanto. Libertà di critica, ma anche libertà di espressione. «Povero me – scrisse allora dedicando il libro a un amico – che ancora credo nell’onestà della letteratura».

Corrado Stajano 

Lo scrittore
Paolo Volponi (Urbino, 1924-Ancona, 1994), poeta, narratore e parlamentare per un decennio, dal 1983 al 1993, ha esordito come poeta con «Le porte dell’Appennino» (1960). Il suo primo romanzo pubblicato è «Memoriale» (1962). Ha vinto il premio Strega nel 1965 con «La macchina mondiale» e nel 1991 con «La strada per Roma»
L’opera
È in libreria «Parlamenti» (Ediesse, a cura di Emanuele Zinato, pp. 296, e 10). Il libro raccoglie il romanzo incompiuto di Volponi, «Il Senatore Segreto», e un’antologia dei discorsi parlamentari dell’autore.

 
 
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