Stephen King, Miglio 81

Cult Il celebre scrittore affianca al bestseller «22/11/’63» il racconto «Miglio 81» in digitale

Il mondo salvato dal piccolo Pete

Per la prima volta Stephen King lancia l’horror in ebook

Colson Whitehead, l’autore de L’intuizionista (Piccola biblioteca Oscar Mondadori) ha appena pubblicato negli Stati Uniti Zone One , una storia di zombie decisamente insolita per uno scrittore come lui di narrativa, che gli americani definiscono «letteraria» (da contrapporre a quella «popolare» e di genere). Ma Whitehead – laureato a Harvard, borsista Guggenheim e già una volta candidato al Pulitzer – sceglie spesso la formula di un genere letterario popolare (il giallo per L’intuizionista , ora l’horror) per affrontare i suoi temi letterari preferiti. Perché se, come ha detto Stephen King, a contare «è il nocciolo di verità dentro la bugia» della narrativa, il genere è solo un mezzo di trasporto e non la destinazione per uno scrittore.

Proprio King, 64 anni, ha fatto dall’inizio della sua carriera – quando il 41enne Whitehead era ancora in fasce – la scelta opposta: King ha usato sempre l’horror ed è tornato sempre negli stessi luoghi, sugli stessi temi, costruendo un corpus di opere tanto forte da essere riuscito perfino a espugnare il salotto buono delle lettere americane, con la medaglia della National Book Foundation ricevuta nel 2003. L’uomo dei romanzi torrenziali è però anche autore di racconti brevi e taglienti, da quando, ancora ragazzo, scriveva chino su un tavolo di linoleum nella roulotte dove viveva, cercando di vendere storie horror alle riviste specializzate. Con il sogno, un giorno, di pubblicare un romanzo.

Miglio 81, ora disponibile per il download come testo digitale – la prima volta per un’opera di King in italiano – è il racconto di King che ci si aspetta: nell’ambientazione (il suo Maine), nel protagonista (un ragazzino di dieci anni, coraggioso e sensibile), nello stile (compatto, non elegantissimo ma che non dà tregua). E, ovviamente, è il racconto che ci si aspetta anche relativamente al genere (horror).

Miglio 81 è la storia di un bambino di dieci anni, Pete Simmons, che, armato solo della lente d’ingrandimento ricevuta per il suo compleanno, deve sfidare un’automobile infernale (come la vecchia Christine già raccontata tanti anni fa da King e alla quale venne dedicato anche un film) all’area di sosta del miglio 81 su un’autostrada del Maine. Pete, trascurato dal fratello maggiore, sembra uscito da Stand by me , altra importante novella di King e gli tocca il duello finale, come in un western, dopo che la station wagon cannibale ha già fatto tante vittime mentre il ragazzino dormiva poco lontano, tramortito dalla vodka di una mezza bottiglia trovata per caso.

King, per disposizione mentale e scelta politica sempre dalla parte dei deboli, fa il tifo da una vita per i ragazzini – a partire da quella Carrie alla quale deve la carriera e la fama e i primi milioni di un patrimonio ora enorme e che, in fondo, era stata afflitta per anni dalle angherie di una madre spaventosa e degli altri ragazzi della scuola. E passando per il Danny di Shining , piccolo uomo dai poteri paranormali con i quali riesce a salvare se stesso e la madre.

Miglio 81, che negli Stati Uniti era arrivato già a settembre, con il solito successo, è l’ultima tappa – per ora – del mondo salvato dai ragazzini secondo Stephen King. E contiene anche un piccolo aperitivo del nuovo romanzo appena uscito, 22/11/’63 (Sperling & Kupfer), così diverso dagli altri libri dello scrittore americano. Perché King immagina che un portale nel retro di un ristorante del Maine porti il protagonista indietro al 1958 per cercare di impedire a Lee Harvey Oswald di sparare a John F. Kennedy. E affrontare la Storia con la esse maiuscola ha costretto il romanziere a fare quello che non è mai necessario per le sue storie di fantasia: documentarsi sul delitto Kennedy, andare in Texas a osservare da vicino i luoghi dove visse Oswald e la piazza dove il presidente venne assassinato e il palazzo dal quale secondo la versione ufficiale sarebbero partiti i colpi del cecchino. Miglio 81 ne offre soltanto un capitolo, l’assaggio di un libro molto lungo e complesso, ma sufficiente per notare un’altra delle cose con le quali King si diverte a sorprenderci.

Lui, ex contestatore che al college girava con i capelli lunghi e la barba selvaggia «alla Charles Manson» (la definizione è di King stesso) spaventando gli altri studenti, lui che ha sempre inventato storie incredibili e ha fatto dell’avversione per l’establishment – politico o letterario – un punto di principio, del delitto Kennedy si è fatto un’idea insolitamente conservatrice: crede che Oswald abbia agito da solo e non ci sia stato alcun complotto.
Al netto di bizzarri viaggi nel tempo, a volte anche la realtà può superare la fantasia – perfino quella di Stephen King.

Matteo Persivale

www.corriere.it

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