Prove d’orchestra della “Recherche”

Prove d’orchestra della «recherche»

I quaderni di Proust sotto la lente di Lavagetto

È una discesa agli inferi quella che compie Marcel Proust avvicinandosi e poi immergendosi nella stesura della Recherche. Ed è a suo modo una discesa agli inferi anche quella che compie Mario Lavagetto (Quel Marcel! Frammenti dalla biografia di Proust, Einaudi) mettendosi sulle tracce di uno degli autori più imprevedibili e sfuggenti della letteratura. Tracce è dir poco: perché Lavagetto ricerca le radici, segnala i sintomi, individua le sinopie, i fantasmi, i nodi della biografia per vederli deformarsi, scomparire e annientarsi dentro la finzione del romanzo. Il critico ci conduce passo per passo verso una molteplice identità letteraria in cui si consuma la cancellazione dell’identità reale: una sorta di movimento fluttuante nella direzione di una «confidenza retrospettiva», un’autorappresentazione dissimulata. Perché fin da giovanissimo Proust (lo dichiara scrivendo a Robert Dreyfus il 10 settembre 1888) sa che per autorappresentarsi bisogna jouer la comédie, «vale a dire – postilla Lavagetto – essere altro per potersi guardare come altro», perfino in quel «doppio gioco perverso e sofisticato» che sono le lettere: non meri documenti esistenziali, ma già in sé prove di scrittura. «È troppo sincero per esserlo davvero» disse giustamente un amico a proposito del ragazzino Marcel. Al quale era già ben presente il problema dello sdoppiamento di personalità, di un io scisso e multiplo che diventerà «uno dei pilastri della (sua) visione filosofica e antropologica».

Quella megaconfidenza che sarà la Recherche è formata, insomma, da un’infinità di frammenti biografici diventati, grazie a un’estenuante elaborazione (non sempre consapevole) tra metamorfosi e occultamento, frammenti di un disegno romanzesco che è spazio intimo dell’«io» e insieme percorso conoscitivo del mondo esterno. Sono frammenti che confluiscono nel romanzo secondo modalità e percorsi sempre diversi. Dunque, chi cercasse nel libro di Lavagetto una biografia comunemente intesa resterebbe deluso. E resterebbe deluso anche chi volesse ritrovare, riflesse coerentemente nella superficie dell’opera, le spie di una vita, perché gli innumerevoli materiali, temi, motivi anche apparentemente minimi trovano, nella voce che parla in prima persona nell’opera maggiore, una loro declinazione individuale.

Lavagetto lavora sulla preistoria dell’opera, sulle sue tante preistorie, soffermandosi sui diari, sulle corrispondenze epistolari, sugli articoli, sulle opere giovanili, sui quaderni preparatori del capolavoro, su tutto ciò che costituisce il «sottosuolo archeologico» e le «prove d’orchestra» della Recherche. Il romanzo incompiuto Jean Santeuil offre un repertorio di esempi molto significativi e nel continuo pendolarismo tra prima e terza persona Lavagetto vede un Proust «intento a cercarsi in tutte le direzioni» senza ritrovarsi, esattamente come accade al suo instabile protagonista. Ma non è difficile scovare temi e motivi affioranti in forma tachicardica e che verranno sviluppati con fermezza ed equilibrio nella Recherche: ecco il gioco del sogno con il Tempo, ecco l’interminabile interrogatorio della gelosia.

Procedendo nei sette capitoli del saggio di Lavagetto, ci si imbatte in una miriade di occasioni, canovacci, palinsesti che spesso vanno letti non solo come materiali di riuso ma quali archetipi di esperienze autobiografiche tanto resistenti da ripresentarsi, quasi a dispetto dell’autore, anche a distanza di anni. Un momento chiave di questa «tanatografia» (secondo una intuizione di Roland Barthes) è rappresentato dall’articolo Sentimenti filiali di un parricida, scritto da Proust per «Le Figaro» nel febbraio 1907, poco dopo la morte della madre e poco prima dell’inizio della stesura della Recherche: la personalità del matricida Henri Van Blarenberghe non è, per lo scrittore, quella del mostro dipinto dalla stampa in quei giorni, ma il paradigma del dolore umano, il cui archetipo è Edipo. L’opinione pubblica scandalizzata da quell’articolo non poteva sapere che si trattava del palinsesto del piccolo matricidio che sarebbe stato disseminato ovunque nella Recherche. Il segno di un destino che condanna a discendere agli inferi.

www.corriere.it

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