Il Premio Goncourt 2011 ad Alexis Jenni

Il Goncourt a Jenni: professore di biologia narratore della guerra

In Francia trionfa un’opera prima

PARIGI – Il Prix Goncourt 2011 va a un 48enne insegnante di biologia e sedicente «scrittore della domenica» di lontane origini svizzere tedesche, che per anni ha coltivato il piacere della letteratura un po’ in disparte, spostandosi da un caffè all’altro dell’amata Lione senza mai confessare, prima di tutto a se stesso, «Io scrivo».

L’art français de la guerre è il primo romanzo di Alexis Jenni: nonostante la gentilezza e il sorriso stupito, atteggiamenti sconosciuti a tanti cupi scrittori dotati di maggiore considerazione di sé e minore talento, il pur esordiente Jenni era il favorito del Goncourt. All’uscita del libro i maggiori critici letterari francesi hanno subito riconosciuto il valore delle 635 pagine di racconto «d’avventura», che parte dall’inizio della prima guerra del Golfo (1991) per ripercorrere l’epopea dell’esercito francese dalla fine della Seconda guerra mondiale in poi. «È il romanzo che ci è sembrato più innovativo ed eccitante», ha detto il giurato Bernard Pivot dal ristorante Drouant, tradizionale luogo della votazione.

La vicenda raccontata da Jenni coincide con il processo di decolonizzazione: i primi massacri in Algeria proprio nei giorni della vittoria sul nazismo, le campagne di Indocina e la perdita del Nord Africa. «Sono nato all’indomani della fine della guerra d’Algeria, in una famiglia piuttosto di sinistra e anti-militarista – ha spiegato Jenni -, e ho condiviso a lungo lo sguardo di tanti francesi nei confronti del loro esercito: oblìo e rimozione». Il silenzio che avvolge talvolta un parente che ci tocca sopportare, ma di cui ci si vergogna.

Quei giorni di gennaio 1991, in cui i soldati francesi tornano a salutare mogli e fidanzate per andare in guerra, ispirano a Jenni le prime pagine del romanzo, che poi si snoda su due piani: il racconto in prima persona del narratore, e i ricordi di Victorien Salagon, l’ex paracadutista reduce dell’Indocina e dell’Algeria, con la passione del disegno, incontrato da Jenni in un bar. Nel libro, che uscirà in Italia per Mondadori nel 2012, non manca una critica alla Battaglia di Algeri, il film di Gillo Pontecorvo diventato una «leggenda di sinistra»: secondo Jenni, il regista italiano dimenticò che oltre ai parà francesi e i ribelli del Fln, vivevano ad Algeri nel 1956 decine di migliaia di europei, finiti in secondo piano.

Jenni ha cominciato a scrivereL’art français de la guerre cinque anni fa, nel tempo lasciato libero dall’insegnamento e dalla vita di famiglia (ha tre figli). Scrittore forse della domenica, ma determinato: la primavera scorsa, finita l’opera, ha inviato l’unica copia del manoscritto al principe degli editori, Gallimard, che ha dato subito risposta positiva affidandolo alle cure di Richard Millet, lo stesso editor che aveva curato l’altro premio Goncourt Le benevole di Jonathan Littell. L’art français de la guerre ha venduto finora 56 mila copie, ma dopo la vittoria di ieri dovrebbe superare quota 400 mila grazie al grande effetto di promozione garantito da sempre dal Goncourt.

Gli altri scrittori arrivati in finale erano Carole Martinez autrice di Du domaine des murmures (Gallimard), Sorj Chalandon per Retour a Killybegs (Grasset) e l’haitiano Lyonel Trouillot con La belle amour humaine (Actes Sud). A Emmanuel Carrère, autore del Limonov (Pol) sulla vita del controverso personaggio russo ed escluso a sorpresa dall’ultima votazione, è andato invece il premio Renaudot.

Stefano Montefiori

www.corriere.it

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