Stefan Merrill Block, La tempesta alla porta

Mio nonno e altri matti

Romanzo e indagine familiare. Malattia, poesia, scrittura:Stefan Merrill Block stupisce ancora

Quando Katharine, la nonna di Stefan Merrill Block, bruciò nel camino le carte del defunto marito, non sapeva di fare un grande regalo a suo nipote. Mentre lo privava una volta per tutte dell’opportunità di conoscere il nonno, gli spalancava la possibilità di reinventarne, come autore, la storia e di concepire un libro meraviglioso quanto La tempesta alla porta.

 Dopo Io non ricordo, Block si addentra di nuovo negli angoli oscuri, distorti della mente umana. Con soli due romanzi ha già tracciato un percorso preciso e l’inizio de La tempesta alla porta getta un ponte verso il primo: là si parlava di Alzheimer, qui siamo davanti a una donna anziana affetta dalla stessa malattia – Katharine, appunto -, che si sta liberando del passato trascorso insieme al marito. Frederick Merrill, il nonno di Stefan, era un uomo pieno d’intelletto, affascinante, poetico, ma era anche «un alcolizzato, un donnaiolo, un pazzo che una volta si denudò sulla strada che portava in città». Un malato di mente che rovinò l’esistenza della moglie e delle figlie. Era il 1962 quando improvvisò l’osceno spogliarello in strada e dopo quell’ennesimo episodio di follia venne rinchiuso nella clinica psichiatrica McLean, la stessa che ospitava il poeta Robert Lowell e più avanti avrebbe accolto il Nobel per la matematica John Nash. Nella finzione di Block la clinica ha un nome diverso, si chiama Mayflower, ma Robert Lowell è comunque lì, «perfino più solenne della sua solenne poesia», e diventa il primo amico di Frederick.

Block c’introduce anche agli altri ospiti, fra maniaco-depressi, catatonici, psicotici e anoressici. C’è l’ebreo Schlomo Schultz, che ha scoperto la lingua segreta e antica con cui gli oggetti comunicano (soltanto a lui però); c’è Marvin Foulds, con le sue quindici personalità una più esuberante dell’altra; c’è il generale James Marshall, dedito a auto-amputazioni seriali che gli hanno risparmiato solo un braccio, con cui esegue l’alzabandiera nel cortile al mattino e alla sera. La nostra simpatia per gli internati è immediata. Block riesce in un’impresa rischiosa: renderci familiari, vicini, dei matti da legare. Il suo amore di nipote si diffonde su tutti indistintamente, superando l’ostacolo del sospetto e quello assai più alto della comicità involontaria. 

Dopo il suicidio fantasioso di James Marshall, un nuovo direttore prende il comando della Mayflower, il dottor Albert Canon, che della psichiatria ha un’idea schematica, vagamente nazista, è convinto che per arrivare alla guarigione sia sufficiente «mettere ordine a tutto». Il malcontento inizia a diffondersi fra i pazienti, che si rinchiudono ancora di più in loro stessi. Frederick scrive incessantemente sul suo diario, lettere, frammenti filosofici, poesie e idee per brevetti improbabili. Nelle pause di lucidità che la somministrazione giornaliera di Miltown gli concede, escogita un piano di fuga. Vuole tornare dalla sua Katharine, che nel frattempo attraversa le difficoltà di madre sola, la stigmatizzazione della piccola e provinciale Gravetown dove in un batter d’occhio si è diffusa la notizia dell’internamento di Frederick, la rabbia repressa per i tradimenti del marito e al tempo stesso la nostalgia di lui, la mancanza di denaro.

Il romanzo si schiude attorno al centro buio della malattia, rincorre molti dei personaggi fra presente e passato e rivela come tutti quanti, consapevolmente o meno, scegliamo di credere in verità che non esistono, in verità parziali che ci permettano di sopravvivere. Soltanto nel mistero della poesia, del linguaggio, vi è l’occasione di scovare qualcosa di più profondo, che dura solo per un attimo. È quello che fanno tutti i matti-poi-non-così-matti della Mayflower: Schultz mentre cerca il suono che sta alla base di tutto, l’om dell’universo, Lowell nei versi, Frederick nel suo diario; ed è quello che fa suo nipote Stefan, cinquant’anni dopo, ricucendone la storia perduta. «La poesia è ciò che fa momentaneamente scomparire la follia. Amore, linguaggio: momentaneamente, un luogo altrove».

Stefan Merrill Block è un abile detective. Ha la pazienza, la scrupolosità e l’insaziabile fame di chiarezza del detective. Come nel romanzo precedente, ci tiene a essere esplicito riguardo alle proprie fonti e in una nota dettagliata alla fine del romanzo separa ciò che è documentato da ciò che ha rimpolpato con la fantasia. Nella bibliografia che compila, cita testi storici, poemi, biografie, romanzi e interviste senza un’apparente gerarchia di valore. Succede anche nella storia: verità e finzione diventano così intime da farti semplicemente dimenticare la differenza fra le due. Il trucco è tutto nella prosa che le amalgama, una scrittura lirica al limite della pericolosità, eppure mai stucchevole o leziosa. La narrazione di Block sembra sempre a un passo dal volare via, troppo in alto nel cielo, senonchè lui la riacchiappa un istante prima che sia troppo tardi. Gioca con tutto ciò che è fuoco vivo – metafore complesse, lessico desueto, lettere d’amore – e non si scotta mai (nemmeno il suo traduttore, Stefano Bortolussi). Block, a meno di trent’anni, può permettersi di descrivere un luogo così: «In luglio, il miasma che trascorre metà dell’anno nel sud degli Stati Uniti si spinge a Nord fino a Boston, e spesso l’aria è isotonica con i corpi, altrettanto umida e calda, e gli indumenti si inzuppano per osmosi. Ma oggi la giornata è perversamente magnifica, e per lui l’idea che perfino lì, in cima alla vecchia, rugginosa Madhouse Hill, possa esistere una bellezza così irrefrenabile è quasi un insulto». Ecco. Una bellezza così irrefrenabile che è quasi un insulto.

Paolo Giordano

www.corriere.it

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: