Elie Wiesel, Il giorno

Elie Wiesel è l’autore di uno dei libri più significativi e d’impatto sulla tragedia dell’Olocausto. “La notte” è un piccolo gioiello che tutti dovrebbero leggere. Lo scrittore, che ha conosciuto l’orrore di Auschwitz e di Buchenwald, dopo averci emozionato e fatto riflettere raccontandoci gli avvenimenti di quegli anni, con “Il giorno” cerca di farci comprendere cosa succeda dopo, quando l’orrore finisce e resta solo la vita da vivere.

Fisicamente non è più rinchiuso nel campo di concentramento, ma la sua mente non ne è mai, realmente, venuta via. Il protagonista tenta di proseguire nella sua quotidianità, allaccia una relazione con Kathleen, forse la ama davvero ma la verità è che i suoi sentimenti sono congelati, e la ragione è rimasta intrappolata da qualche parte lungo la strada. Non riesce a dimenticare, non vuole assolutamente dimenticare, non può in nessun modo dimenticare, e la sofferenza che si rinnova ogni giorno inaridisce il suo spirito.

«… La sofferenza fa risaltare quello che l’uomo possiede di più volgare, di più vile. Nella sofferenza bisogna superare una tappa, al di là della quale ci si abbrutisce; si sacrificherebbe la propria anima e soprattutto quella del prossimo per un boccone di pane, per un minuto di calore, per un secondo di oblio e di sonno».

La possibilità di un cambio di rotta arriva in maniera tragica: in seguito ad un grave incidente, il protagonista è costretto, per lungo tempo, in un letto d’ospedale; qui deve fare i conti con se stesso ma anche con coloro che lo amano e che vorrebbero stabilire un contatto con lui. Kathleen, ma soprattutto Gyula, arriveranno a dare una scossa all’animo dell’uomo, il quale vagheggia di uscire sconfitto dalla battaglia con le ferite che ha riportato e di ricongiungersi con la nonna, il cui viso tormenta i suoi sogni.

Dopo “La notte”, “Il giorno” è un altro piccolo capolavoro, scritto in maniera scorrevole, in cui i vari stati d’animo del protagonista si susseguono in modo serrato ed estremamente realistico. Il confronto finale contiene innumerevoli spunti di riflessione e la decisione presa dall’uomo costretto in ospedale ci lascia una profonda inquietudine: il dramma dell’Olocausto non è mai veramente finito, ma per chi l’ha vissuto esso è ancora lì, reale, tangibile, e ritorna ogni volta che si lascia libera la mente di pensare.

Recensione a cura di Valeria Rago

www.sololibri.net

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