Paco Roca, L’inverno del disegnatore

“Nella Spagna del 1957, quello del fumettista era un impiego. Non erano artisti, ma operai della vignetta. Guadagnavano un tanto a pagina, o a vignetta, lavoravano a cottimo seguendo modelli prestabiliti e inamovibili. Rinunciavano agli originali e ai diritti d’autore in cambio dei soldi. Sopravvivevano. Alcuni addirittura vivevano: chi iniziava a collaborare con case editrici straniere e i membri del vivaio di Bruguera, che firmavano contratti con i quali cedevano la proprietà sul loro lavoro, in cambio di uno stipendio annuale spesso più che dignitoso. Tutti loro dovevano sacrificare famiglia e svaghi, e restare incatenati alle loro scrivanie. Sopravvivendo o vivendo nel precariato. Nel 1957 successe qualcosa che interruppe questa monotonia e seminò la speranza. Cinque straordinari disegnatori, famosi per i loro personaggi, stanchi di dover rinunciare a quello che gli apparteneva, inquieti, credevano che il mondo del fumetto poteva e doveva riconoscere il loro talento e i loro diritti. Un imprenditore di fiducia mise a disposizione un piccolo capitale e osarono ribellarsi: abbandonare la casa editrice Bruguera per mettere su un’azienda indipendente era un suicidio, ma la speranza e, chissà, la disperazione, non conoscono frontiere. Non è un caso se gli autori Carlos Conti, Guillermo Cifré, Josep Escobar, Eugenio Ciner e José Peñarroya furono gli eletti, o gli autoeletti, di questo suicidio. Erano autori di personaggi popolari e prestigiosi come Carioco, Tribulete, Carpanta, l’ispettore Dan o Don Pío. Alcuni erano cresciuti durante la Repubblica, tutti avevano direttamente vissuto la Guerra civile, alcuni di loro avevano anche lottato dalla parte del perdente. Erano cresciuti in un ambiente dove non era mai venuta meno la speranza.” (dal contributo di Antoni Guiral “La speranza del disegnatore”)

Raccontare a fumetti una storia del genere sembrerebbe una pazzia eppure Paco Roca, artista spagnolo, la affronta a viso aperto e la porta a compimento in maniera mirabile, realizzando un’opera tributo alla figura dell’artista, che sia fumettista, scrittore, pittore, regista, musicista, non importa.

“L’inverno del disegnatore” è un tributo che l’artista fa a se stesso e a tutti coloro che nella vita sognano di realizzare nella libertà più completa le proprie opere, ricevendo il giusto compenso per il frutto delle proprie fatiche. Ci si dimentica spesso che l’Arte costa e che gli artisti debbono pure campare, che hanno delle famiglie, che hanno figli a cui dare da mangiare, affitti da pagare e molto spesso i pagamenti che si ricevono sono dilazionati nel tempo, insufficienti, incredibilmente bassi e l’opera non appartiene nemmeno più a chi l’ha prodotta. Cedere i diritti, sfruttamento dei diritti, diritti su ogni copia, diritti d’immagine, accordarsi con l’editore, cedere su alcune idee, trasformarne in altre. In molti paesi poi sottostare alla censura, ai ricatti. Questioni che possono rovinare lo stomaco. Questioni terribilmente ostiche che non è facile risolvere.

Paco Roca ricostruisce in maniera incredibilmente fedele la Spagna franchista degli anni ‘50, giocando in alternanza coloristica su due anni, il 1958 e il 1957, con una coda finale malinconica nel 1979. Il 1958 è l’anno del ritorno all’ovile dei disegnatori ribelli, la rivista è fallita, annientata, sono senza soldi e devono vivere e così tornano con la coda fra le gambe. Il 1957 è l’anno del tentativo di ribellione, dei disegnatori che scorgono uno spiraglio di trasformazione, di diventare gli editori di se stessi, di pubblicare quello che si desidera, di innovare, di fregarsene dei tagli, della censura, dei soggetti considerati scabrosi, di disegnare e scrivere senza briglie e perché no di divertirsi, di discutere con le persone che più si ritengono valide.

La bravura di Paco Roca è quella di mostrare nel minimo dettaglio le condizioni di vita di un disegnatore e di una redazione, coi correttori di bozze, i giovani disegnatori che ambiscono a raggiungere la bravura dei mostri sacri, la segretaria custode di segreti, il direttore, i padroni della rivista, dando vita ad un modo in chiaro scuro in cui si muovono uomini meschini, coraggiosi, senza soldi, pieni di vita e di amore per il fumetto, che vivono solo per il lavoro trascurando la famiglia, con il Fumetto e la Rivista che diventa la sola ragione d’esistere. Ci si infuria e ci si commuove a conoscere la figura di Rafael Gonzalez, direttore della redazione della rivista Bruguera, duro e spietato ma anche capace di incredibili gesti di magnanimità. Quasi si piange nel vedere quegli uomini sconfitti che ritornano per riavere un lavoro che avevano mollato. Come considerarli? Dei folli? Dei sognatori? Dei vili che poi ritornano all’ovile una volta che sono rimasti senza nulla in mano, ad elemosinare un contratto? 

“L’inverno del disegnatore” lascia tante domande, tante delle quali irrisolte e sarà una stilettata al cuore a tutti coloro che cercano di riempire con qualcosa che non siano solo simboli una pagina bianca, che sognano di scrivere un articolo, comporre una canzone, disegnare un fumetto, perché è impossibile non specchiarsi in questi uomini che fanno tutta questa fatica, che hanno fatto la gavetta ma che sono sempre irrequieti, che vorrebbero sempre più libertà espressiva.

Perché in realtà non è solo di fumetto che si parla in questo libro ma anche e soprattutto di libertà.

La libertà che deve risiedere e deve essere alimentata nel cuore e nella testa di tutti coloro che vogliono vivere e non solo degli artisti, troppo spesso incensati e messi su un piedistallo, ma di tutti gli esseri umani, perché è solo quella che permette di fare qualunque cosa o almeno di provarci, qualunque cosa poi accada.

Edizione esaminata e brevi note:

Paco Roca (Valenzia, 1969), artista spagnolo. Già a metà degli anni Novanta, si è fatto conoscere nel mercato spagnolo come un artista eclettico, capace di raccontare e disegnare diversi tipi di storie con la stessa intensità. Pubblica regolarmente per la rivista spagnola La Cúpula e ha già realizzato diversi graphic novel: Gog, Il gioco lugubre, Figli della Alhambra e Il faro (Tunué), alcuni dei quali sono stati tradotti in Francia e in Italia. Con Rughe – il suo ultimo graphic novel che racconta la storia di Emilio, ex direttore di banca affetto dal morbo di Alzhimer e ricoverato in una clinica per anziani – ha ottenuto successi di critica e di pubblico in Francia, Spagna e Italia, e ha vinto numerosi premi tra cui: “Miglior fumetto spagnolo” per il Diaro de Avisos di Tenerife e quello come “Miglior opera e Miglior sceneggiatura al Salone internazionale del fumetto di Barcellona.

Paco Roca, “L’inverno del disegnatore, Tunuè – Editori dell’Immaginario, Latina, 2011. Traduzione Bernardo Mele. Prefazione di Carlo Chendi. Contributo di Antoni Guiral. Prima edizione 2010. Titolo originale “El invierno del dibujante”.

Sul web: http://www.pacoroca.com/

Andrea Consonni, giugno 2011

www.lankelot.eu

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