A Torino arrivano i russi

Al Salone del libro, al Lingotto dal 12 al 16 maggio, la vera novità sono gli autori e le autrici provenienti dalla Russia, paese ospite di questa edizione. Ecco chi sono, e perchè vale la pena di tenerli d’occhio. Anche se, lo dicono gli stessi editori, difficilmente i loro libri diventeranno bestseller.

I protagonisti della XIV edizione del Salone del Libro, che si apre domani sera a Torino, sono loro: i russi. Scrittori affermati e giovani promesse, nomi già conosciuti ai lettori più attenti ed emergenti, tutti in Fiera a raccontare com’è oggi quel paese che per molti anni abbiamo chiamato Unione Sovietica. E’ la Russia, infatti, insieme alla Palestina, il paese ospite della più importante fiera libraria italiana. Una presenza che, come non sempre è accaduto negli anni passati, non ha solo un valore formale ma rischia di farci scoprire qualche buon libro in arrivo da Est. In questo ultimo mese, infatti, sono tante le case editrici – dal colosso mondadoriano alle ‘piccole’ che hanno l’amore per l’est Europa nel loro dna – a proporre nuovi titoli che arrivano da Mosca e San Pietroburgo. I nomi sono molti.

Si comincia mercoledì sera, serata inaugurale della fiera, con la prolusione di Ludjmila Ulitskaja, che in ‘Daniel Stein, traduttore’ (edito nel 2010) da Bompiani, ha raccontato la storia realmente accaduta di Oswald Rufeisen, ebreo polacco che aiutò 300 persone a scappare al ghetto di Mir, poi si convertì al cattolicesimo e divenne frate, infine fondò una Chiesa giudaico-cristiana in Israele. Nei giorni successivi incontreranno i lettori a Torino scrittori di varie generazioni.

Ci saranno ‘anziani’ come Victor Erofeev, 64 anni, di cui Einaudi ha pubblicato qualche anno fa ‘Il buon Stalin’, in cui Erofeev ha racconta il rapporto conflittuale e la tragica vicenda del padre Vladmir, ex consigliere personale del dittatore ed ex ambasciatore in Francia poi caduto in disgrazia proprio per l’attività letteraria ‘sovversiva’ del figlio. Molti anche gli autori trenta quarantenni come Zarak Prilepin (classe 1974) di cui Voland pubblica ‘Patologie’ e Pavel Sanaev, il cui ‘Seppellitemi dietro il battiscopa’ (Nottetempo) è un cult tra i giovani russi, e ancora l’armena Marian Petrosjan, che nella Casa del tempo sospeso mescola al fantastico il fantasma dell’istituzione totale d’epoca comunista, e la pietroburghese Marina Palej con il suo ‘Cabiria di Pietroburgo’.

Tra le scrittrici più mature, oltre alla Ulitskaja, in fiera ci sarà anche Elena Cizova, che ne ‘Il tempo delle donne’ (Mondatori) racconta la Leningrado delle fabbriche e degli alloggi comunitari.

Madrina del Salone, l’editrice di Voland Daniela Di Sora considera questa di Torino un’occasione per avvicinare finalmente il pubblico italiano a una letteratura che da noi non ha mai fatto presa. “La nostra conoscenza delle lettere russe è praticamente ferma ai classici dell’Ottocento. Che leggiamo ancora, in gran parte, in traduzioni che risalgono agli anni Cinquanta o Sessanta. Tranne casi di autori diventati di culto, come il Bulgakov di ‘Il maestro e Margherita’, sappiamo poco di quello che è si è pubblicato e scritto in Russia nel Novecento e di quel che si scrive e si pubblica oggi. Ora possiamo andare oltre alla letteratura dei dissidenti, che pure è stata importante nel periodo storico prima della fine dell’Urss, e scoprire chi sono i nomi nuovi. Nomi che poi, ovviamente, non dimenticano la si tradizione dei grandi, da Dostoevskij a Gogol, ma prendono strade nuove, anche lingusticamente.

Sandro Ferri, fondatore della casa editrice romana e/o, è però pessimista sul fatto che qualcuno di questi scrittori possa diventare un nome da bestseller. “Noi traduciamo i russi fin dalla fine degli anni Settanta, e proprio di recente siamo tornati su questo terreno con tre titoli, tra cui il poliziesco ‘Il ponte di pietra’ di Aleksandr Terechov, che racconta il sogno autodistruttivo della classe dirigente di Stalin. Quindi crediamo nei russi. Eppure, al tempo stesso, penso siano piuttosto lontani dalla nostra sensibilità”. Non è soltanto, come fa notare Daniela Di Sora, di una difficoltà nell’orientarsi tra nomi e luoghi ‘difficili’, ma qualcosa di più profondo. “I russi, non so come esprimerlo altrimenti, sono ipersentimentali. Ci sono molti epigoni di Gogol, del suo umorismo grottesco. E c’è in generale una tendenza all’eccesso con cui fatichiamo a empatizzare. Persino la dinamica autodistruttiva del comunismo, e dello stalinismo in particolare, mi pare sia per noi più difficile da ‘cogliere’ rispetto alla follia del nazismo”.

Se saranno famosi, dunque, noi si sa. Ma leggerne almeno qualcuno può spalancarci una porta su un grande paese di cui sappiamo poco.

www.espresso.repubblica.it
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