Trionfano in libreria i “falsi d’autore”

Da Ungaretti al Camilleri «boccaccesco». In libreria trionfano i «falsi d’autore»

di Francesco Prisco

Questa storia potrebbe cominciare nella Spagna di inizio Diciassettesimo secolo, quando lo straordinario successo del «Don Chisciotte» fece fiorire innumerevoli sequel apocrifi delle gesta dell’hidalgo errante, alla faccia del sommo Cervantes. O forse in Grecia, tra Ottavo e Sesto secolo avanti Cristo, quando il modello omerico spinse molti poeti ignoti a mettere in versi argomenti affini spacciandosi per il misterioso aedo guercio.

C’è poco da fare: da quando l’uomo ha cominciato a scrivere, all’opera di portata storica fa puntualmente seguito il «falso d’autore», tanto che molti studiosi si divertono a misurare l’influenza esercitata da un letterato contando il numero di quanti ne hanno provato a copiare stile e temi. Sorprendente tuttavia che, nell’era dell’iPad, il cosiddetto falso d’autore stia conoscendo, qui in Italia e non solo, una nuova primavera.

L’Ungaretti «grottesco»
L’ultima uscita, in ordine di tempo, è «Sorry, mister Ungaretti. Cinquantanove falsi inediti ritrovati chissà dove» (Aliberti, euro 9,90, pp.127) che si vorrebbero del padre del nostro ermetismo mentre in realtà sono dell’umorista Vincenzo Vigo. «È un esercizio di stile – fa sapere l’autore -, ma non solo. È il tentativo di mostrare, ovviamente in chiave comica e paradossale, l’uomo senza la maschera del poeta. Sui libri e in tv l’uomo Ungaretti ci è apparso dolente, grigio, quasi incapace di slanci vitali. A me invece è piaciuto immaginarlo come un gaudente don Giovanni, anche se limitato dall’età e dagli acciacchi. Mi è piaciuto pensarlo capace, col passare del tempo, di dare libero sfogo all’insofferenza e al cinismo, di nutrire un genuino livore verso colleghi più celebrati e addirittura di crogiolarsi in piccoli e grandi malanni solo per avere più attenzione dal mondo circostante. Un Ungaretti più familiare, insomma. Che potremmo incontrare – aggiunge Vigo – sul pianerottolo con pipa e giornali sottobraccio mentre lancia un’occhiata furtiva alle gambe della portinaia». Ecco allora «Il parto dello scimpanzé», componimento che si immagina scritto ad Addis Abeba nel 1929: «Si sta come d’autunno/ sugli alberi/ le doglie». C’è «Dicembre», riferita alle reali esperienze del Poeta sul fronte della Grande Guerra (a Mariano del Friuli nel 1917): «Questa/ neve/ mi sta/ sul Carso». Lapidaria e impietosa, invece, «Estate»: «Afa/ ‘n/ culo». Il libro – fanno sapere dalla Aliberti – sta andando molto bene in quanto a vendite e recensioni. Ovviamente, se siete fan integralisti del poeta di «Mattinata» o permalosi custodi dell’italica tradizione letteraria lasciate perdere: la lettura di Vigo potrebbe risultarvi offensiva.

Il successo della «scuola» Guida
Casa editrice che in Italia ha fatto scuola in quanto a falsi letterari d’autore è la Guida di Napoli: nel 2004 ha addirittura lanciato una collana specifica di agili libriccini dal prezzo politico (non più di 9 euro l’uno) intitolata «Autentici falsi d’autore». Ogni testo «si spaccia» simpaticamente come inedito di un grande nome della letteratura occidentale ritrovato chissà dove dal curatore (che in realtà è l’autore occulto del libro). «Tutto nasce – racconta l’editore Diego Guida – da un’idea del curatore della collana Giovanni Casertano che ormai sette anni fa coinvolse un po’ di amici, tutti nomi illustri della ricerca filosofica. Per citarne un paio: Mario Veggetti ha immaginato il “Libro XI della Repubblica di Platone” mentre Enrico Berti ha fatto parlare Aristotele nell'”Eubulo o della ricchezza”». Due titolo da oltre mille copie vendute.

E Camilleri reinventa Boccaccio
Il maggiore successo degli «Autentici falsi d’autore» di Guida porta la firma del papà del commissario Montalbano Andrea Camilleri che nel 2007 s’è inventato «La novella di Antonello da Palermo», un inedito di ambientazione siciliana di Giovanni Boccaccio che «non poté entrare nel Decameron». Un racconto spassosissimo che ha venduto quasi settemila copie e a Certaldo si è pure aggiudicato il Premio Boccaccio. In tutto sono 19 i falsi letterari della partenopea Guida, ciascuno caratterizzato da buone performance di vendita. Della serie: quando si tratta di «falsificare», Napoli non conosce rivali.

Un Hemingway apocrifo
La tendenza dei falsi letterari, tuttavia, non è solo italiana: l’inglese David Belbin, per esempio, ha di recente scritto «L’inedito di Hemingway», romanzo apparso in Italia un anno fa per Isbn (euro 15, pp. 240). Trama eloquente: Mark Trace vuole diventare uno scrittore ma ciò che gli riesce meglio è imitare alla perfezione lo stile dei grandi autori della letteratura mondiale. Durante un soggiorno a Parigi scrive un finto racconto di Hemingway. Quando il falso verrà dichiarato autentico, Mark avrà l’occasione di risollevare le sorti della «Little Review» di Londra, la rivista per cui lavora, che naviga in cattive acque. Quello che era nato come un gioco diventerà una scelta obbligata, da cui avrà origine via un intrigo molto pericoloso e complesso. Una trama che sta in piedi eccome. Non per altro: Hemingway è uno degli scrittori più «copiati» della recente storia della letteratura. Ed è sempre meglio un falso dichiarato che la subdola imitazione di un mediocre a spese di un grande.

www.ilsole24ore.com

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: