Stella Gibbons, La fattoria delle magre consolazioni

Allegre e ironiche ricordando la Austen

Per carità, non perdetevi La fattoria delle magre consolazioni di Stella Gibbons, scrittrice inglese doc, pubblicata da Astoria, neonata sigla editoriale, diretta da Monica Randi. Si ride di gusto a ogni pagina e si capiscono molte cose sulle donne, gli uomini, e la letteratura. È scritto con eccentrica grazia e sguardo senza pietà per nessuno.
Scrittrice di successo fin dal 1932 con quello che fu il suo libro d’esordio, il romanzo in oggetto, la Gibbons non fa mistero di volersi affiliare alla linea matrilineare che discende da Jane Austen. E sembra avere in mente proprio Emma, la fanciulla dedita a combinare i matrimoni di tutti tranne il suo, nel delineare il pervicace impegno della sua Flora: portare un po’ d’ordine, ma soprattutto un po’ di scomparso buon senso (tale attitudine dovrebbe dire qualcosa anche a noi) nella tetra fattoria del Sussex dove è ospite di alcuni desolati parenti perché, rimasta totalmente orfana, non poteva più permettersi di restare a Londra (la cui mondanità è composta solo di scialbi stereotipi), avendo in dote solo una rendita di cento sterline l’anno e due magnifiche caviglie.
Il suo arrivo nel Sussex serve alla Gibbons per rivoltare come un materasso molte delle languide convenzioni di certa letteratura agreste e della brughiera. In un batter d’occhio, con soave snobismo, getta in uno scoppiettante falò eroi ed eroine dal cuore in tormento: vita grama, dura, sporca, incolta, selvaggia e beota quella della campagna. Nella stalla impone le sue regole maschiliste il toro, chiamato Grosso Arnese. Le ragazze dalle chiome simil-preraffaellite hanno cordoli unti al posto dei capelli e i rubacuori tutti muscoli parlano con voce profonda e impostata, ma si esprimono come le donnette dei film popolari. Flora non arriccia il naso, anzi li guarda con il sincero stupore di chi avvicini una razza esotica o veri e propri pezzi di archeologia (anche letteraria). Alcuni personaggi sono esilaranti: il cugino predicatore, un animale che sputa come un mantice parole di fuoco a memento dell’inferno che tutti attende; o lo scrittore con la fissa del sesso che si è ritirato in campagna per scrivere la biografia del fratello delle Brontë e dimostrare che era lui il vero autore di Cime tempestose. Nascosta da decenni in una stanza, la vecchia matriarca custodisce un segreto di famiglia… Non diciamo altro: il resto è allegria e saggezza.
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