Andrea Camilleri, Questo mondo un pò sgualcito

Camilleri, questo sconosciuto
il suo mondo, oltre Montalbano

In “Questo mondo un po’ sgualcito” Francesco de Filippo intervista lo scrittore. ne emerge un ritratto inedito, il suo sguardo sul pianeta attraverso la lente di una sterminata cultura e di un’eccezionale vitalità di SILVANA MAZZOCCHI

Andrea Camilleri, non l’autore dell’arcinoto Commissario Montalbano o dei tanti romanzi che l’hanno reso uno degli scrittori più amati dagli italiani, ma quello meno conosciuto che ancora può rivelarsi una sorpresa. L’intellettuale a tutto tondo, l’uomo saggio che tutto sa e che tutto può insegnare, il ” buon maestro” che, chiamato a commentare gli eventi più significativi del nostro tempo e i grandi temi che interessano la società, riesce a raccontare il suo sguardo sul pianeta attraverso la lente esclusiva di una sterminata cultura nazionale e internazionale, a comunicare i suoi pensieri e le sue convinzioni usando il filtro dell’esperienza e di un sapere eclettico accumulato in 85 anni portati con eccezionale vitalità e un’intelligenza straordinaria. Intervistato da Francesco de Filippo, Camilleri a domanda risponde e mette in campo la sua eccezionale memoria storica, con lievità, come fosse una chiacchierata tra amici, un dialogo costruttivo e senza asprezze.

Lo scrittore non parla dei suoi libri che lo hanno reso tanto popolare, e ci regala invece un inedito aspetto di sé  che ne amplifica il fascino e il valore, quello del saggio che sparge esperienza in maniera semplice e diretta. Un ruolo che, pagina dopo pagina, si svela con ondivaga leggerezza attraverso una carrellata di pareri che spaziano dalla politica estera ai fatti di casa nostra, passando  per innumerevoli temi d’attualità, senza tralasciare il suo amore per la scienza e per la filosofia.
L’idea di far emergere l’altro Camilleri, efficace voce critica della realtà contemporanea, è di Francesco de Filippo, giornalista e scrittore, che in Questo mondo un po’ sgualcito lo ha saputo intervistare con domande tanto puntuali quanto stimolanti, materia prima per un libro che offre argomenti serissimi trattati con toni discorsivi e rilassati. Una griglia di spunti che, passando attraverso una conversazione gradevole e istruttiva, fornisce un ritratto di “questo mondo un po’ sgualcito” destinato ad arricchire la coscienza di chi legge.

De Filippo, perché ha scelto Camilleri?
“Ho un’amicizia più che ventennale con lui, un rapporto cominciato verticalmente del tipo maestro-allievo. Un’asse successivamente inclinatasi su un lato, anche se mai diventerà orizzontale: è difficile avere una relazione da pari a pari con una persona capace di profonde (e rapide) analisi critiche e storiche come lui, che ha letto (imparando) migliaia di libri ed ha visto (con occhio tecnico da regista) altrettanti film. Un uomo ricco di esperienza, che ha navigato dentro il “secolo breve”. Camilleri è una personalità di altissimo livello intellettuale, capace di interpretare la società e le sue dinamiche. Della quale la critica letteraria e i media mettono in risalto l’aspetto più superficiale se non ludico. Ma il pur amato e arguto commissario Montalbano nulla può contro l’apparato storico-linguistico dello Zosimo de Il Re di Girgenti e l’intreccio intelligente delle inchieste di Vigata sono divertissement a confronto della rilettura – ironica – degli anni del fascismo o di quelli post-unitari. Scomoda e non organica è la sua analisi critica della situazione politica italiana. Dunque, il libro mira a colmare una lacuna nelle numerose pubblicazioni su e intorno alla figura di Camilleri che, a mio parere, troppo indugiano sul messaggio del “vecchio saggio”, del “buon maestro” e troppo indulgono agli eccessi del tabagismo, dell’alcool o del buon vivere. E a tratteggiare un ipotetico testimone da lasciare alle generazioni dei quarantenni e a quelle più giovani”.

Il libro è un saggio che è un’intervista, con quale filo rosso?
“Si parte da un’analisi ampia, planetaria, per zoommare progressivamente l’attenzione sull’Italia, sui fatti di casa nostra. Le domande mirano a ottenere risposte inedite, a conoscere il pensiero dello scrittore in merito a fatti per i quali non è mai stato interpellato. E penso ne abbia cose da dire e che le abbia dette: dal conflitto israelo-palestinese a Obama con conseguente politica estera statunitense; dal ruolo della Chiesa al senso dell’arte e della filosofia nella società contemporanea. Ho ritenuto superfluo riproporre la consueta discussione intorno a Berlusconi o al berlusconismo: il suo punto di vista è chiaro ed è stato più volte espresso. E’ inutile acquistare una Ferrari per fare il giro del quartiere senza mai nemmeno ingranare la seconda. Molto più interessante approfondire comunismo, Heisenberg e Duccio da Boninsegna, e mai con prosopopea ma sempre con estrema chiarezza e leggerezza. Nella convinzione che la cultura deve essere di tutti e avere, involontariamente, un approccio didattico nello stimolare la riflessione e la conoscenza.

Qual è la lezione più grande che si trae da questo libro?
“Spero di essere riuscito a disegnare l’immagine di un uomo dall’estremo rigore morale, dalla grande onestà intellettuale, quale è Camilleri. Era ed è la lezione che conosco di lui e che volevo trasmettere. Un ottantacinquenne in armonia con se stesso, curioso della vita, aperto a ogni nuova idea; un intellettuale che si sporca le mani scendendo in piazza e che continua a leggere cinque quotidiani al giorno, decine di libri all’anno e a documentarsi – studiando – prima di ogni intervento pubblico. E infine, certo, anche l’uomo-personaggio che ci ritorna dalla televisione: distaccato e spiritoso, paterno, acuto, grande fumatore…”.

Andrea Camilleri
Questo mondo un po’ sgualcito
Conversazione con Francesco De Filippo
Infinito edizioni
pagg 123, euro 12

Fonte: www.repubblica.it

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