Edgar Allan Poe, Impareggiabili notizie

Poe Edgar Allan

Impareggiabili notizie

Hoax. Cos’è un hoax? Un hoax è un’invenzione che pretende due parti in campo: un pallonaro, idealmente pieno di carisma, maestro nell’arte della persuasione e della retorica, e il suo pubblico, naturalmente credulone, e in ogni caso perfettamente portato a ritenere vera una storia perché viene raccontata proprio in quel giornale, o in quel canale radio o tv, o in quel sito web. Un hoax è qualcosa di diverso dalle leggende urbane, e di estremamente differente dalla letteratura pura (almeno: ab ovo) o dai comizi elettorali. Tecnicamente, un hoax accade, indipendentemente dal media (radio, carta stampata, web, televisione), nel momento in cui il pallonaro sta raccontando qualcosa di incredibile, di insolito, di grottesco e di fantasioso: e chi lo sta ascoltando o leggendo non ha ben chiaro se stia mentendo o meno, e anzi tende a credere con una certa facilità che stia dicendo qualcosa di vero. Nessuno lo ha avvertito che si tratta di una balla: sta a lui essere abbastanza intelligente e abbastanza sveglio da accorgersene. Almeno: da accorgersene prima della fine della lettura o dell’ascolto della balla. Intanto, col passare delle ore, la balla monta: e un bel po’ di persone si passano voce che è uscita una notizia incredibile, oppure che la radio o un giornale o la tv hanno raccontato qualcosa di micidiale, e via dicendo. E così un hoax diventa, prima che letteratura o prima che leggenda urbana, una notizia. Con effetti non sempre, e non proprio, prevedibili. Orson Welles insegna.
Un secolo e mezzo più tardi, gli hoax di uno scrittore intelligente e pieno di personalità come Edgar Allan Poe sono diventati letteratura pura. Ma nel momento, tra 1835 e 1849, le bufale del grande scrittore e poeta nordamericano si guadagnarono fama e successo per via della loro portata, della loro credibilità e della loro tenuta: possiamo tornare ad apprezzarle in questa nuova edizione italiana, Impareggiabili notizie (Mattioli, pp. 142, euro 10,90), apprezzando la verve e la fantasia e la pretesa di scientificità di ognuna delle tre, soffrendo un po’ per la lentezza della narrazione, a volte, e sorridendo spesso, ritrovandosi a immaginare quale società poteva accogliere questi enormi articoli non come ciò che erano, vale a dire racconti di pura fiction, di pionieristica fantascienza, ma come documenti.
 
Le tre bufale di Poe riproposte nell’edizione Mattioli, per la curatela di Nicola Manuppelli, sono “Le impareggiabili avventure di Hans Pfaal”, originariamente apparso nel luglio 1835 sul «Southern Literary Messenger»; “La beffa del pallone”, uscito il 13 aprile 1844, come edizione straordinaria del «New York Sun»; infine “Von Kempelen e la sua scoperta”, pubblicato il 14 aprile 1849, su «The Flag of Our Union». Proprio in quest’ultimo hoax, Poe scrive qualcosa che sembra essere una sorta di manifesto dell’arte della bufala giornalistica: «Non vi può essere dubbio che la maggior parte delle voci meravigliose emerse su questa vicenda siano pure invenzioni, degne di credito più o meno quanto la storia della lampada di Aladino; eppure, in un caso di questo tipo, è chiaro che la verità può essere più strana della finzione». E certo. È appena il caso di ricordare che la scoperta di Von Kempelen è la pietra filosofale, destinata a cambiare il valore che l’oro ha, in tutto il mondo, livellandolo a dovere su quello del piombo e dell’argento.
Certo, in questo frangente Poe inventava la balla per quella che riteneva fosse una buona causa, vale a dire per arginare la migrazione di massa a ovest, negli anni della mitica ricerca dell’oro: il suo falso nasceva per far cambiare idea a tanti lettori, sempre più orientati a lasciare tutto ciò che avevano per andare a caccia di pepite. Ma negli altri due racconti pubblicati in questo volume, curiosamente, non c’è nessuna causa contingente che tenga: sono bufale assolutamente gratuite, nella loro enormità e nella loro frivolezza, e forse per questo sono incredibilmente più dettagliate. Se la storia di Hans Pfaal è quella di un esotico (si fa per dire) olandese che riesce a trovare una strada per lasciare la sua Rotterdam e finire sulla Luna, quella di Monck Mason è l’incredibile impresa dell’uomo che riuscì ad attraversare l’Atlantico su un pallone senza difficoltà, senza nessun apparente grande pericolo, con un controllo completo della macchina e in poco più di tre giorni. In entrambi i casi non mancano straordinari documenti in prima persona, inclusi nell’articolo per migliorare il realismo e la vivacità della narrazione. In un caso, non manca – addirittura – l’annuncio di un futuro e più minuzioso resoconto del viaggio. Chiamiamolo trailer: ne approfitterà Jules Verne.
 
Poe si diverte e ci diverte, a distanza di centocinquant’anni pieni, e riesce ancora a farci sognare. Per esempio quando descrive la terra vista da un uomo che sta volando: ed è così intenso e ispirato che non importa che stia inventando. Questa è arte letteraria: «La cosa che più mi stupisce, in questo esatto momento, è il supremo silenzio che regna sul mare sotto di noi, nonostante la sua agitazione, e questo mi stupisce più di ogni altro fenomeno. Le acque sembrano non parlare al cielo. L’immenso oceano fiammeggiante si contorce e viene torturato senza lamentarsi. Quelle montagne d’onde suggeriscono l’idea di innumerevoli demoni muti e giganti che lottano in impotente agonia. È in una notte come questa, secondo me, che un uomo vive – vive un intero secolo di un’esistenza ordinaria – e non rinuncerei a questo piacere estatico per un intero secolo di quell’esistenza ordinaria». Ammettiamolo. Se uno le cose le sa raccontare così, non si può non credergli. Non si può non voler credere a una fantasia così piena di stile. La bufala, c’è poco da fare, può essere un’arte. Onoriamola.
Gianfranco Franchi.
Fonte: www.lankelot.eu
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