Ian McEwan, Solar

IL TRUFFATORE CON IL CAMICE

«Quest’uomo era un cialtrone». Per la prima volta nel corso di una lunga e fortunata carriera Ian McEwan formula un giudizio così netto e sprezzante sul conto di un suo protagonista. Difficile, in ogni caso, dargli torto: Michael Beard, illustre scienziato le cui grottesche avventure sono al centro di Solar è davvero un individuo riprovevole. Nella vita privata, nonostante sia decisamente fuori forma con almeno quaranta chili di troppo, è un fedifrago incallito e ben cinque matrimoni alle spalle. Sotto il profilo professionale, poi, mostra scarso rispetto verso la deontologia scientifica e sfrutta, per trarne lauti guadagni, la fama garantitagli da un Nobel per la fisica ottenuto in gioventù.
Diviso in tre parti che abbracciano un arco temporale di poco inferiore al decennio a partire dal passaggio di secolo, il romanzo è una commedia nera con venature da thriller composto da McEwan con un obiettivo evidente, rivelato in numerose interviste: porre sotto accusa l’intero sistema della ricerca contemporanea, diretto da ipocriti di ogni risma sempre pronti a dichiararsi intrepidi paladini del bene pubblico e ben decisi, al contrario, a trarre personali vantaggi dalle loro posizioni di potere. Sotto questo profilo lo spregevole Beard è la perfetta sintesi dei bersagli sui quali il narratore inglese spara.
All’apparenza l’oggetto delle sue ricerche è il fotovoltaico, ritenuto l’unica via di uscita per evitare i rischi del riscaldamento globale. In realtà Beard ha perso ormai da tempo ogni capacità di innovare sul piano scientifico, poiché ha scelto di trasformarsi in potentissimo burocrate con ottimi ritorni economici che gli permettono di mantenere l’harem di cui si circonda (mogli e amanti) e di viaggiare senza sosta a spese di governi e multinazionali.
I nodi vengono al pettine quando un giovane collaboratore del Nobel inventa una procedura rivoluzionaria per ottenere energia pulita. Poiché il ragazzo ha una relazione con la quinta signora Beard, dividendone il letto con un robusto e manesco muratore, il caso vuole che un banale incidente domestico (al quale Michael assiste) ne provochi la morte prematura. Al cinico protagonista l’episodio offre una duplice opportunità: può far accusare di omicidio il muratore e, ancor più importante, impadronirsi della scoperta spacciandola per sua. La torre delle menzogne ha però fondamenta fragili e finisce per crollare in maniera rovinosa, travolgendo l’odioso Beard la cui avventura termina con una sacrosanta rovina sotto ogni profilo.

Questo pingue truffatore in camice bianco e con la medaglia assegnatagli a Stoccolma appuntata sul petto non è comunque l’unico bersaglio della sulfurea satira di McEwan: lo scrittore dedica infatti ampio spazio a mettere alla berlina gli intellettuali d’avanguardia con il cuore a sinistra e simpatie ambientaliste, le leader dei movimenti internazionali delle donne sempre pronte, a giudizio di McEwan, a trarre vantaggio da presunti svantaggi di genere, i paladini delle battaglie contro il nucleare o il gas il cui unico scopo, insinua il narratore britannico, è quello di far crescere il loro conto in banca sfornando a getto continuo brevetti solo al l’apparenza utili a terapie salvifiche improponibili nella realtà.
Nessuno si salva dagli strali di McEwan e i ripetuti inganni di Beard – di cui il lettore viene messo a parte sin dall’inizio della storia – rappresentano soltanto la punta di un iceberg, l’apice visibile di un gigantesco verminaio in cui l’egoismo è regola e riesce a far leva sulle paure collettive alimentate ad arte dai media. «Supponiamo l’impossibile, ovvero che chi parla di global warming si sbagli, che i dati siano alterati e non ci sia alcun riscaldamento dell’atmosfera in corso. Non c’è alcun problema o rischio per noi, perché in questo caso torneremo a occuparci dei vecchi problemi quali la sicurezza o le misure per battere l’inquinamento dell’aria», dice a Beard un collega durante una cena. Ciò che davvero conta, insomma, è che i finanziamenti continuino a scorrere senza sosta.
È una rabbia trasformata in satira di matrice swiftiana a dar ritmo a Solar, che però di tanto in tanto prende la mano a McEwan e gli fa perdere in parte lucidità. Certo, il libro è stato composto facendo leva su doti tecniche indiscutibili, non mostra crepe troppo evidenti. Ma è però difficile scacciare il sospetto che la tesi di fondo sulla quale poggia l’intero impianto narrativo non indebolisca il romanzo (era già accaduto nel precedente Chesil Beach) e che l’eccesso di grottesco rovini l’equilibrio complessivo della storia. Assai poco delineate, inoltre, sembrano le figure femminili, spesso troppo stereotipate. Solar, in altre parole, è un romanzo riuscito solo in parte e McEwan sembra aver perso quello smalto e quella capacità di stupire che l’avevano reso uno dei migliori autori di lingua inglese sino a pochi anni fa.
Fonte: www.ilsole24ore.com
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1 Response so far »

  1. 1

    MissMarlboro said,

    Sembra veramente interessante, lo aggiungo alla lista dei prossimi acquisti 🙂


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