Esordienti grandi firme

Esordienti grandi firme

di Maria Simonetti

Thriller. Romanzi storici. Drammi familiari. Dopo il successo della Avallone, è l’ora delle scrittrici di neanche trent’anni.

Effetto Avallone. Dopo il successo della 26enne Silvia, che con il suo primo romanzo “Acciaio” (Rizzoli) ha vinto il premio Campiello Giovani 2010 e lisciato per soli quattro voti lo Strega, si è ufficialmente aperta la caccia all’esordiente. Un libro discusso, “Acciaio”, tacciato anche di superficialità e qualunquismo, ma che dall’estate scorsa è saldo in vetta alle classifiche. Tanto da spingere gli editori a cercare nuovi debutti femminili, e di età sempre più giovane.

È la carica delle “sorelline” di Avallone, tutte rigorosamente under 30: puro business o, come giurano gli editor, una scrittura nuova e una spinta creativa finalmente libera da ideologie e gabbie del passato? Non raccontano di sé, del loro primo bacio o di Facebook, le nuove “avallonesse”. Sono ragazze ubique e poliglotte che amano girare il mondo, appassionate di storia antica ma attente alla nuova realtà dell’integrazione. Andiamo a conoscerle.

L’esordio più sorprendente è quello di Viola Di Grado, 24 anni di Catania, che in “Settanta acrilico trenta lana” (edizioni e/o) squaderna un interno familiare inquietante. Orfana di padre – è precipitato in un fosso mentre era in macchina avvinghiato all’amante – Camelia vive con la madre a Leeds, Inghilterra, luogo tetrissimo e frigido dove piove e basta. L’appartamento è un set di paranoie e ossessioni: la madre, in pieno disfacimento, non vuole più uscire e fotografa buchi, nei muri come nei cibi o nelle tende, ha smesso di parlare e comunica con la lingua degli sguardi.

Anche lei anoressica verbale, Camelia traduce manuali di istruzione per elettrodomestici e si veste con abiti tagliuzzati, storti, decapitati. Le parole sono più vive delle persone, in questa auto-reclusione che assomiglia alla cantina dove si rinchiude il protagonista di “Io e te”di Niccolò Ammaniti (Einaudi), soprattutto gli ideogrammi cinesi di cui Camelia s’invaghisce quando incontra il ragazzo Wen, che vuole insegnarle la sua lingua. Per gli editor di e/o Viola Di Grado è “dark come Amélie Nothomb e provocante come Elena Ferrante”. Paragoni un po’ forti per una ventiquattrenne, forse. Ma di certo la scrittura di questa ragazza laureata in lingue orientali a Torino, che ha vissuto tra Cina e Giappone, attrae e cattura: fino alla non scontata conclusione, che assesta un duro colpo a chi pensava che il rapporto tra madre e figlia non fosse poi così morboso.

Di famiglie disastrate parla anche “Le giostre sono per gli scemi” (Rizzoli) con cui debutta Barbara Di Gregorio, 29 anni di Chieti, laurea al Dams di Bologna e tanti lavoretti arrangiati, da lavapiatti a cameriera. Sono per gli scemi, le giostre, perché al bambino Leonardo hanno portato via il padre, figlio di zingari che gira per i lunapark di paese con il suo ottovolante e che un bel giorno non è tornato più. La mamma ha avuto un altro bambino, Chicco, ma anche lei non c’è mai perché passa la notte a sbronzarsi sulle giostre.

La vita quotidiana dei due ragazzini è francamente un pugno nello stomaco, con il piccolo Chicco bulimico e Leonardo che lo rinchiude in camera con due polpette fredde e un grumo di purè: fino al colpo di scena che a metà romanzo cerca di risolvere le cose. Tutt’altro registro è quello scelto da Annalisa Maniscalco, nata a Cefalù 22 anni fa, laureanda in lettere a Roma e residente a Parigi, che ha girato la Normandia in bicicletta e la Scandinavia in treno “e in fin dei conti”, si descrive, “sogno, come forse tutti, di tornare a casa”. Il suo “Le versioni della mezza noce” (Giulio Perrone Editore) è teatrale e pirandelliano, con tre protagonisti che entrano ed escono in un gioco d’incastri, ognuno spiando e immaginando un pezzetto della vita degli altri da dietro le finestre o attraverso brevi incontri al semaforo e in panetteria: sono la ragazza che voleva essere un’ombra, il ritrattista con l’impermeabile e la donna anziana avvinta alla catenina che porta al collo.

Certo stupisce che temi come la fobia sociale e la maternità malata facciano parte del bagaglio culturale di scrittrici così giovani. Per fortuna, oltre alla passione di scappar via in terre lontane, hanno anche un altro amore in comune: quello per la storia. L’anno scorso si gridò al caso editoriale per l’esordio della diciannovenne Francesca Petrizzo, studentessa di storia a Oxford e vincitrice del premio “Scrittore toscano dell’anno” con “Memorie di una cagna” (Frassinelli), protagonista Elena di Troia e la sua verità. Oggi Dafne Amati, 23 anni di Savona, studi di filosofia a Milano e una biblioteca ricca come quella di un docente universitario, debutta con un progetto ancora più ambizioso: il suo “Rex” (Rizzoli), storia di Romolo e Remo, è solo l’inizio di una trilogia ancora top secret. Esultano alla Rizzoli, che ha pochi titoli storici in catalogo ma è intenzionata, dopo l’exploit di Amati, a inaugurarne una serie. Perché “Rex”, pur con una scrittura di genere, avvince: in un Lazio ancestrale e incantato, tra le boscaglie intricate e i tratturi soleggiati di Saturnia Settemonti, il quartier generale dei Quiriti, si snodano le vicende del pastore Remo e del fratello bandito Romolo, destinati a fondare la città che governerà il mondo.

Nella corsa agli emuli di Paolo (Giordano, autore dell’ormai long seller “La solitudine dei numeri primi”) e di Silvia (Avallone), vale tutto. Anche dar fondo ai cassetti. Così l’editore Giulio Perrone rilancia la ventiquattrenne Ilaria Rossetti di Lodi, autrice nel 2009 di “Tu che te ne andrai ovunque”, storia di integrazione tra l’anima musulmana, con le sue regole e costrizioni, e quella occidentale. Anche qui tre protagonisti spaesati su cui spicca Nicola Ortis, professore che stila elenchi intitolati “Cose che non capisco” ben prima di Fabio Fazio e del suo “Vieni via con me”, e che una mattina in classe appicca il fuoco ai libri, sentendosi poi molto meglio. Infine, se Einaudi-Stile Libero sta lavorando all’ esordio di Giulia Besa, romana di 21 anni, studentessa di Giurisprudenza di cui uscirà ad aprile “Numero sconosciuto”, thriller psicologico tutto giocato a colpi di sms, Longanesi annuncia la nascita della “Patricia Cornwell italiana”: è Alessia Gazzola, 27 anni di Messina, anatomopatologa, autrice del legal thriller “L’allieva”. Protagonista Alice Allevi: diventerà la nuova Key Scarpetta?
Fonte: http://espresso.repubblica.it
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