Le nuove scritture

Le nuove scritture: così l’era dell’ebook
sta cambiando la narrativa

Ora che è tempo di supporti rivoluzionari, abbiamo chiesto a romanzieri e saggisti di diverse generazioni se hanno modificato l’approccio alla creazione letteraria

LE ABITUDINI DEGLI AUTORI E LA SVOLTA ELETTRONICA

Le nuove scritture: così l’era dell’ebook
sta cambiando la narrativa

Ora che è tempo di supporti rivoluzionari, abbiamo chiesto a romanzieri e saggisti di diverse generazioni se hanno modificato l’approccio alla creazione letteraria

Prego, Onorevoli Scrittori e Autorevoli Scrittrici. Accomodatevi attorno a questa tavola. Una tavola rotonda e virtuale, naturalmente. Eccolo lì, in mezzo a voi. Diciannove centimetri di altezza, dodici virgola due di base, zero virgola sei di spessore. Dentro ci stanno, ci possono stare tutti i libri del mondo, anche i vostri. Che effetto vi fa questa tavoletta magica che contiene le parole che avete distillato faticosamente dalla vostra penna, dalla vostra macchina per scrivere, dalla lieve tastiera del vostro computer? Immaginavate pagine di carta morbida e pieghevole ed ecco le parole elettroniche rigide e soavi. Siete dentro l’ebook!

   

 «”Piove”. Omaggio a Montale» di Gianluigi ColinIl primo che ha diritto di parola è Beppe Severgnini. È stato il più sveglio. Il suo La pancia degli Italiani (Rizzoli) è in ebook, iPad, iPhone e in ogni diavoleria tecnologica. Racconta Berlusconi con parole, immagini, video, audio. La statica delle frasi scritte e la dinamica di quelle parlate si fondono a scelta e in base alla volontà del lettore. Ovviamente, ci sono anche le copie tutte cartacee di cui molte più preziose (ma vendute allo stesso prezzo) con dedica scritta a mano già incorporata. Per la dedica, comunque, non c’è problema: se volete – tramite Twitter – Severgnini ve la manda personalizzata anche sulla copia elettronica. Ma non divaghiamo: Beppe è stato il più sveglio perché già nel Duemila aveva capito dove si andava a parare e lo si poteva già leggere in formato pdf sul computer di casa o d’ufficio. E, infatti, oggi raccoglie una grande soddisfazione: non tanto la valanga di volumi venduti quanto le diciotto pagine che suo figlio Antonio, diciottenne, ha già letto di sua iniziativa; non forzato dal babbo. L’impresa è riuscita grazie al fatto che Antonio s’è scaricato La pancia sul suo iPhone.

Sostiene Severgnini senior: «Detto questo, quello che conta è la marmellata, non il vasetto che la contiene. Se la marmellata è buona la mangi volentieri: che sia incartata o che sia spalmata sul vetro dell’ebook. E poi il vasetto ebook si ricicla, lo puoi svuotare della marmellata che non ti piace e riempirlo di quella che ti piace».

A Beppe piacciono le metafore: tra un bel volume rilegato e un ebook cambia soltanto l’abbigliamento editoriale: uno è vestito in borghese, giacca e cravatta; l’altro e agghindato da gran sera. «Io – dice – mi sono riletto decine di volte, prima di arrivare alla versione definitiva per l’ebook, sulla normale carta che esce dalle stampanti».

S’intrufola Federico Bini che ha appena pubblicato in ebook (e per il momento solo in inglese) Dipsy Christmas, una favola sull’arte di arrangiarsi: «Il bello della pagina elettronica è questo: mentre scrivi sai che ogni tuo peccato sarà veniale perché potrai rimediare velocemente. A me è capitato di pubblicare qualcosa di sbagliato tipo “alibi” al posto di “abili”. Ho immediatamente rimesso in rete tutto il libro, con la correzione, in pochi secondi. Penso che l’operazione completa mi sarà costata un paio di dollari». Pensate a cos’è successo a Ariel Toaff, figlio dell’ex rabbino capo di Roma, docente all’Università di Tel Aviv. Pubblica nel 2007 Pasque di sangue (Il Mulino) dove investiga storicamente sull’ipotesi che frange estremiste delle comunità ebraiche ashkenazite medievali facessero uso del sangue (cristiano?) a scopi rituali. Tremila copie esaurite in pochi giorni, ristampa pronta (e buttata al macero), polemiche feroci, necessità per Toaff di spiegarsi meglio e di rendere più esplicito il suo pensiero per «non consentire equivoci di sorta». Bisognerà aspettare il febbraio 2008 per la ristampa corretta. Tutto il tempo per vendere su eBay le copie della prima edizione fino a 800 dollari.

Sospira Raffaele La Capria, lui che è stato così sensibile da vivere e da saper raccontare nelle sue pagine di carta la fine di un amore appena in uno sguardo lontano di una donna: «Adesso guardo mio nipotino di dieci anni che legge il suo ebook, vedo addirittura l’illusione dei fogli girare sotto le sue dita e sento il soffio di due epoche così diverse. Colgo una differenza epocale, come quella del salto dai manoscritti alla stampa. Guardo l’ebook e ho la sensazione che l’immagine abbia dato una spintina alla parola; sembra dire, l’immagine alla parola: vedi che ho vinto io». E lei, La Capria, ci si vede sulla tavoletta? «Io, quando scrivo intravedo il mio libro ben rilegato…».

   

 Dacia Maraini, scrittrice, è nata a Fiesole nel 1936Soffre, Dacia Maraini, quando scrive: «E penso solo a quello che sto facendo. Non a come dove quando uscirà: carta, ebook, edizione rilegata, brossurata, economica, con le foto, senza foto. No, non c’è posto per questo nella testa, nel pensiero. Credo che lo scrittore sia così preso dal processo creativo che sta vivendo, che lo sta ossessionando, che lo sta esaltando da non potersi permettere la libertà di pensare ad altro. È un’impresa difficilissima uscire dalle parole che stai vivendo in quel momento». E dopo? «Dopo va bene anche l’ebook. Mi dicono che anche i miei libri viaggeranno lì. Non ho una visione negativa delle pagine elettroniche anche perché sono convinta che non sostituiranno quelle di carta. Il libro è fatto di una sostanza organica vicina a quella del nostro corpo, è materia, non ha bisogno di energia, non ha bisogno della pila ricaricabile come l’ebook. E poi la tecnologia cambia in continuazione e quindi la tavoletta elettronica cambierà in continuazione. Il libro è uguale a se stesso da quando è nato. È questa la sua grande forza».

   

 Alessandro Piperno è nato a Roma nel 1972Sorprende, un’altra volta, Alessandro Piperno: dopo aver smontato il presunto snobismo del suo caro Proust, smonta l’idolatria per il libro di carta: «I libri sono pesanti, fastidiosi, hanno una certa grevità; se diventano fluido che non pesa niente possono dare anche una certa euforia. Sono molto favorevole all’ebook, lo dico come scrittore, perché offre nuove possibilità espressive. E poi se citi un film, una cattedrale, un’immagine, una parola che chi legge non conosce, tramite la tavoletta, lui trova subito la risposta al suo vuoto in testa. Piantare le mie parole su di un foglio di carta o su uno schermo, a me, fa lo stesso, le ritrovo comunque. E così può fare la mia amica che sta in Africa e che non ha una libreria a portata di mano. Non mi sono mai visto su ebook e non mi piacciono le prime edizioni, le edizioni antiche. L’idolatria non mi vince».

Sbotta Emanuele Trevi: sembrava così tranquillo, nel suo racconto, l’autore di Il libro della gioia perpetua (Rizzoli); e invece rieccolo surreale e non provate a interromperlo: «Decisamente gli ebook non mi fanno pensare a nulla. Fatta l’abitudine, i libri digitali sono identici ai soliti. Li leggi, li sfogli, molto raramente trovi quello che ti cambia la vita, la maggior parte non valeva lo sforzo né di essere scritta né di essere letta. Dal papiro all’ebook insomma non è cambiato nulla di sostanziale. Molto interessante sarebbe la possibilità di scaricare su appositi congegni le voci dei morti, i consigli degli dei, o ancora i sogni. L’e-dream ci guarirebbe per sempre, almeno durante il sonno, dal nostro inconscio malato, infeltrito come un maglione lavato male. Con modica spesa, tecnici sensibili e sagaci potrebbero progettare per noi notti indimenticabili, piene di illuminazioni rivelatrici».

Domanda Giorgio Montefoschi (in collegamento da Londra dove sta comprando nei mercatini volumi a metà prezzo): «Ma te la vedi una biblioteca senza libri, una biblioteca inesistente? Ho provato questa sensazione quando sono stato nell’orribile casa del geniale Guido Ceronetti ai Castelli Romani: c’era un bellissimo teatrino, ma non vedevo un libro. Ho fatto un blitz in camera da letto e, sul comodino, c’era Spinoza; mi sono rasserenato. Ma te lo vedi il libro che conta per te, quello che ti tieni vicino, sperduto, invece, dentro le invisibili pagine virtuali? Dove lo metti Menzogna e sortilegio se non ben in vista? Che ti parla sempre, in ogni momento».

Amoreggia Alberto Bevilacqua, a proposito di comodini: «Posso dire di essere stato a letto con migliaia di donne: sui comodini e poi tra le loro braccia c’erano i miei libri e magari lui, quello coricato al fianco di lei era un po’ geloso. L’altro giorno dalla mia libreria sono caduti tre volumi di carta: li ho raccolti; due li ho riletti, li ho dovuti rileggere. Può succedere lo stesso con l’ebook? E la dedica a una persona cara? Sull’ebook dove la scrivi? E la dedica di chi usa il tuo libro per mandare un messaggio d’amore? Sull’ebook dove la scrive?».

A Bevilacqua piace sentir citare la copertina blu e oro e le pagine di carta speciale del “Meridiano” dedicato a lui, ma: «Non ho mai immaginato un mio libro elettronico e tantomeno la sua eventuale copertina e ancora meno dove potrebbe vivere la mia eventuale dedica».

Sorridendo, Umberto Eco risponde al dubbio di Bevilacqua. Lo fa mentre stila autografi ai lettori sulle copie cartacee (ma esiste già l’ebook) del suo Il cimitero di Praga (Bompiani) nell’ipermercato Carrefour del centro commerciale Carosello di Carugate: «Come si farà con l’autografo ai tempi dell’ebook? Peggio per loro, si accontenteranno della firma digitale». D’altra parte è lui che ha teorizzato: «Il libro è come il cucchiaio, il martello, la ruota, le forbici. Una volta che li hai inventati non puoi fare di meglio».

Romantica o cafona? È il dilemma di Chiara Gamberale. La giovane autrice di Le luci nelle case degli altri (Mondadori) s’interroga, come la bambina del suo romanzo: «Sono imbranata con il cellulare, che so usare soltanto per telefonare e mandare messaggi, faccio resistenza a Twitter e a Facebook, sento un rapporto stretto tra la pagina che scrivo e me e il lettore, mi emoziona stabilire dove cade il punto nella pagina di carta, dove resta in sospeso la parola, come si snoda lo schema grafico. Tutto questo, mentre scrivo in qualche modo lo visualizzo immaginando il vecchio classico volume da maneggiare, non da sfiorare con un dito sull’ebook. Sono di quelle che mi piace rileggere le prime bozze stampate su carta che arriva alta come il doppio del tuo futuro libro. E che a quel punto sei convinta che il tuo libro faccia schifo così almeno sistemi le cose che non vanno. Mi viene difficile immaginare qualcuno che mi legge su qualcosa, l’ebook appunto, che capisco e conosco poco. Scusate, ma sono cafona o romantica?».

Intanto Carlo Coscia, autore di Dammi gli stenografi (Pangramm), un libro a metà tra saggio sul giornalismo e autobiografia, firma copie del suo libro al circolo del tennis di Rapallo e si ostina nel dire a ognuno che lo prende: «Tocca, tocca che bella, la copertina: è di carta Fedrigoni Perla da 280 grammi».

Francesco Cevasco
03 gennaio 2011(ultima modifica: 07 gennaio 2011)© RIPRODUZIONE RISERVATA

 Stephen KingIl pioniere
Nel 2000, Stephen King è stato il primo autore di diffusione internazionale a offrire un suo libro, «Riding the Bullet» («Passaggio per il nulla») in formato digitale. Più recentemente, nel 2009, ha scritto la novella «Ur» concependola appositamente per Kindle, l’eReader di Amazon. Ne ha tratto un profitto di ottantamila dollari.

Fonte: www.corriere.it

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