“Le italiane”, 15 ritratti di donne. L’altra faccia della storia patria

Ideato da Annamaria Barbato Ricci, il libro propone le biografie di figure femminili che hanno attraversato gli ultimi 150 anni del nostro Paese. I proventi saranno devoluti al Telefono rosa

di SILVANA MAZZOCCHI

 

Curato da Telefono rosa e ideato da Annamaria Barbato Ricci è arrivato in libreria Le Italiane (Castelvecchi editore) contributo al femminile per i 150 anni dell’Unità d’Italia: quindici ritratti di donne che, nel tempo, hanno lasciato la loro impronta nei campi della politica, della cultura e delle scienze. ScrittI da autrici da sempre attente ai saperi delle donne tra cui Sandra Artom, Marta Aiò, Brunella Schisa, Danila Comastri Montanari, giornaliste come Laura Delli Colli e specialiste come Maria Rita Parsi. I proventi del libro, già un successo grazie al porta a porta messo in moto dalle lettrici, saranno devoluti al Telefono rosa, l’Associazione che da oltre vent’anni si dedica all’assistenza delle donne che subiscono ogni genere di soprusi e che, per Le Italiane, ha raccontato il capitolo dedicato alle 21 protagoniste della Costituente nel 1947. Iniziativa che cade in contemporanea con la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, fenomeno in costante aumento nel nostro Paese.

Ed è bello poter rivolgere lo sguardo al valore delle donne e a quelle figure che hanno attraversato la storia d’Itaia segnandone le tappe, e trovare, nella biografia di ognuna di loro, dettagli inediti e nuovi spunti di costruttiva riflessione. Un elenco necessariamente limitato nel numero di donne coraggiose, anticonformiste e determinate, in rappresentanza dei moltissimi talenti femminili di ieri e di oggi rimasti nel silenzio o mai abbastanza valorizzati.

La galleria parte da lontano: dalla vita straordinaria

di Cristina Trivulzio di Belgiojoso, nata nel 1808, giornalista, viaggiatrice e femminista della prima ora, oltre che paladina del progressismo e dell’unità nazionale. E prosegue, lungo i decenni, con le forti personalità di Matilde Serao, che a cavallo del Novecento creò e diresse periodici e quotidiani; Grazia Deledda, Premio Nobel per la letteratura nel 1927; Maria Montessori, la scienziata che mise il bambino al centro di una scuola nuova la cui validità non è mai tramontata. E con Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini. Fino ai nostri giorni con Sara Simeoni, stella dell’atletica, o con l’economista di fama Fiorella Kostoris.

Testimoni d’eccellenza che scandiscono un secolo e mezzo di emancipazione femminile, donne di straordinaria intelligenza e determinazione, certo eccezionali, ma che sono anche il simbolo dell’impegno costante e comune delle tantissime donne che, nel tempo, hanno percorso quel lungo cammino verso l’autonomia di genere non ancora completato. A testimonianza di una realtà che, oggi più di ieri, smentisce gli stereotipi correnti che vorrebbero le donne appiattite sulla loro immagine, piuttosto che sulla loro mente.
 
Annamaria Barbato Ricci, Le Italiane ha preso vita da una sua iniziativa, come le è venuta l’idea?

“Come per tanti libri, c’è una causa remota e ce n’è una prossima. Quella remota: un film di un insolito Dario Argento, dedicato alle 5 giornate di Milano, visto durante l’adolescenza. Il personaggio della cosiddetta “contessa”, interpretato da Marilù Tolo, sembrava ispirato alla Principessa Cristina di Belgiojoso. Con la differenza che, mentre nella finzione la nobildonna incoraggiava i rivoltosi concedendo loro le sue grazie stile catena di montaggio, nella realtà la Belgiojoso appoggiò i rivoluzionari sacrificandosi in prima persona e rischiando vita e patrimonio. Il fatto all’epoca m’indignò e ho covato l’idea del riscatto per oltre 37 anni, notando, inoltre, che nei libri di storia, a cominciare da quelli scolastici, i nomi femminili sono assai rari. La causa prossima: le celebrazioni dei 150 anni. Le ho immaginate – come immancabilmente saranno – fitte di Padri della Patria, un’Italia nata per partenogenesi. Eh no, mi sono detta: diamo spazio all’eccellenza femminile di questo secolo e mezzo, sia sul versante dei personaggi scelti, sia al talento delle autrici, sia, ancora, alla capacità di sostenere le donne nei momenti drammatici della loro vita, espressa nel concreto, da 20 anni a questa parte, da Telefono Rosa. Quando l’editore diede il via libera alla mia idea, mi venne in mente questa  Associazione, perché da sempre ne ammiro l’attività a sostegno delle donne più sfortunate”.

In 150 anni le donne hanno fatto un cammino straordinario, eppure moltissimo resta ancora da fare.
“Certo, 150 anni fa, chi studiava ambendo a qualcosa in più del ruolo di angelo del focolare era una mosca bianca. Per lo più, si trattava di figure femminili con solidi patrimoni alle spalle, e anche così occorreva lottare e farsi scudo contro le incomprensioni della società. Non pensiamo, però, che oggi la situazione sia migliorata più di tanto. Malgrado le donne abbiano fatto molta strada e siano brillanti a scuola e sul lavoro, rimane un illogico gap, basato su un arroccamento al maschile. La testa delle donne fa paura agli uomini, che, per difendersene, le incatenano all’estetica dei corpi”.
 
Telefono Rosa si batte da molti anni contro la violenza sulle donne. Che cosa rappresenta questo libro?
“Non ho ruolo per farmi ambasciatrice del messaggio della dirigenza di Telefono rosa. So, però, cosa ho inteso fare io  e rispondo, pertanto, a titolo personale. Ho donato l’idea, ho curato la struttura dell’opera, e i rapporti  con la maggior parte delle autrici, innanzitutto per convincerle ad affrontare gratuitamente un lavoro impegnativo che ha richiesto, per ognuna di loro, una ricerca accurata e la capacità di essere originali rispetto alle biografie delle personalità scelte, tutte già edite. Insomma, le “povere” co-autrici hanno avuto il mio fiato sul collo per mesi, anche prima della data di consegna preventivata, e sono state generosissime nel sopportarmi. Il nostro libro fa emergere protagoniste straordinarie sempre “maltrattate” dalla storiografia ufficiale. Figure tradizionalmente emarginate o utilizzate come eccezione che conferma la generale regola della maschilità della scena sociale. In questo scenario era più che giusto che i diritti di autore andassero a soccorrere un’Associazione a supporto delle donne maltrattate nel corpo e nella psiche. Una folla dolorosa e senza nome di questa Italia ancora tristemente androcentrica, che ama escort, troniste ed esibizioniste di vario tipo, mentre rende invisibili  –  se non per la triste vetrina della cronaca nera – violenze sessuali, molestie e stalking”.

Le Italiane
autrici varie
a cura di Telefono Rosa
Castelvecchi editore
pag 240, euro 16,50.

(24 novembre 2010)

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