Le MENZOGNE della NOTTE di Gesualdo Bufalino

VEN 19 NOVEMBRE ORE 21.00

incontro e dibattito su

Le Menzogne della notte di Gesualdo Bufalino

 

Bompiani, 2001, p. 192

prezzo consigliato: € 7,50

Il romanzo più completo di Gesualdo Bufalino. Il terzo, per essere precisi, e anche uno dei più belli del maestro siciliano. “Le menzogne della notte”, libro del 1988 pubblicato da Bompiani è, insieme al capolavoro d’esordio “Diceria dell’untore”, l’opera più intrigante e originale del professore, scrittore e letterato di Comiso. A metà tra il giallo e il romanzo storico, il libro di Bufalino mescola, in pagine come sempre affascinanti, personaggi e storie, stili e generi letterari, con la solita abilità sopraffina nel dosare parole, verbi, aggettivi e locuzioni.

Ogni libro di Gesualdo Bufalino è un’opera memorabile, un monumento eterno alla purezza della lingua italiana. “Le menzogne della notte” lo è ancor più di altri testi, perché qui la bellezza della lingua letteraria si mescola alla trama avvincente, le parole ricercate sono al servizio di una storia appassionante, l’erudizione e la formazione intellettuale dell’autore creano immagini visive sempre nitide e offrono, in questo modo, un chiaro esempio della grandezza di questo scrittore.

La Trama

Ma veniamo subito alla storia. Nulla può descrivere meglio i tratti principali dell’opera della quarta di copertina originale, che riporta le Notizie in merito: “Argomento – In un’isola penitenziaria, probabilmente mediterranea e borbonica, fra equivoche confessioni e angosce identità, un gruppo di condannati a morte trascorre l’ultima notte”.

E da chi è formato questo gruppo?
Abbiamo il barone di Letojanni Corrado Ingafù, di nobile famiglia ma divenuto “malfattore e assassino”. Poi vi è Saglimbeni, “sedicente poeta”, il soldato Agesilao degli Incerti e lo studente Narciso Lucifora.  Sono quattro condannati per aver realizzato un attentato ai danni del sovrano, e saranno decapitati all’alba, a meno che qualcuno di loro non confessi chi sia il “Padreterno”, colui che ha architettato la congiura per la quale i quattro sono stati arrestati.  Per farlo il governatore Consalvo De Ritis offre un semplice modo: segnalare, in maniera anonima, il vero nome del Padreterno su un pezzo di carta e inserirlo in una scatola. Se anche uno solo dei quattro segnalerà il capo, tutti saranno salvi. Altrimenti, saranno decapitati il giorno successivo.  I quattro sovversivi hanno poche ore per decidere il da farsi.

Dopo questa comunicazione, i condannati sono trasportati in una nuova cella, nella quale trovano una originale compagnia: “Frate Cirillo”, “un brigante sanguinario e devoto” così chiamato “per burla” e non certo per motivi religiosi. Tutto fasciato da bende in volto, grondante sangue dopo essere stato torturato, sarà il loro ultimo compagno, “stanotte qui e all’inferno domani”. Dopo le normali presentazioni, i cinque condannati decidono, ispirandosi al Decamerone boccacciano, di raccontare ognuno una propria storia di vita, per passare la nottata e consegnarsi il giorno successivo alla ghigliottina. Ed ecco che all’interno del romanzo si snodano altre quattro storie, come rami rigogliosi di uno splendido albero letterario. A turno i prigionieri racconteranno un episodio della propria vita, rivelando parti oscure del proprio passato: e ascolteremo storie di amori giovanili, di duelli violenti, di stupri e omicidi, di tradimenti e rancore, sempre sospese tra realtà e fantasia, verità e menzogne.
Dopo i racconti, giunge il momento di inserire i biglietti nell’urna. E di avviarsi verso l’alba, la possibile morte per decollazione e l’originale epilogo della vicenda, che sarebbe un vero peccato rivelare. Da non perdere, poi, l’ultimo capitolo, che contiene un secondo colpo di scena e mescola ancora di più le già torbide acque di questa vicenda.

Lo splendido libro di Bufalino “Le menzogne della notte” è forse il suo romanzo più autentico: c’è più storia rispetto a “Diceria dell’untore”, i personaggi sono più profondi e psicologicamente delineati rispetto a “Argo il cieco”. Romanzo bellissimo, vincitore del premio “Strega” nel 1988, è insieme dizionario della lingua pura italiana e chiaro esempio di vivace letterarietà.
Ogni volta che lo si sfoglia è possibile cogliere una nuova sfumatura, una parola non notata in precedenza, che rende il romanzo ancora più speciale. La scrittura è, citando la quarta di copertina, “parole in costume d’epoca, intrecciate per svago e passione da un malato d’insonnia che aspetta, insieme ai suoi personaggi, il mattino”: non si potrebbe trovare una descrizione migliore per esprimere lo splendido stile dell’autore. Ma non per questo la letterarietà del testo finisce per essere ridondante o noiosa, anzi: il testo e la trama diventano, capitolo dopo capitolo, sempre più avvincenti, fino all’inaspettata conclusione che chiude meravigliosamente il cerchio su questa indimenticabile storia di menzogne notturne.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Gesualdo Bufalino (Comiso, 1920 – 1996), professore e scrittore italiano.
Gesualdo Bufalino, “Le menzogne della notte”, Bompiani, Milano, 1988.

Antonio Benforte, 2 gennaio 2006.

Pubblicato su Lankelot.eu Mar  20/01/2009

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