Howard Jacobson chi?

di Lara Crinò

Il Booker Prize di quest’anno è andato a sorpresa allo scrittore ebreo britannico, autore di “L’amore perfetto”. Un outsider polemico e ironico ancora quasi sconosciuto da noi

(13 ottobre 2010)

Howard Jacobson
Howard Jacobson
Nella sua ormai lunga carriera letteraria, il britannico Howard Jacobson sembrava condannato a essere l’eterno secondo. Da quando, negli anni Ottanta, ha cominciato a scrivere romanzi, la critica britannica l’ha etichettato sempre paragonando i suoi temi – spesso legati alla vita nella comunità ebraica inglese, ma non solo – e il suo stile ai colossi della cultura ebraica americana. Lo definiscono il Philip Roth d’Inghiterra, il Woody Allen londinese, e la sua reazione è solitamente di divertita nonchanlance.

Martedì sera questo scrittore di 67 anni, cresciuto nel quartiere ebreo di Manchester nel dopoguerra (al racconto della sua infanzia è dedicato ‘Kalooki Nights’, il suo primo libro tradotto in Italia da Cargo un paio di anni fa), colto professore di letteratura inglese con laurea a Cambridge ma anche columnist e documentarista, ha avuto la rivincita che finalmente gli garantisce, non solo in patria, la ribalta che merita.

A sorpresa, da vero outsider, ha vinto con l’ultimo romanzo (The Finkler Question, uscito da Bloomsbury nel 2010 e ancora inedito da noi) il più prestigioso dei premi letterari del Regno Unito, il Booker Prize. Un riconoscimento che nelle scorse edizioni è toccato, solo per citare alcuni dei vincitori, al sudafricano Coetzee (poi anche premio Nobel), ad Antonia S.Byatt, a Margaret Atwood e a Salman Rushdie.

In Italia Howard Jacobson è una scoperta recente e ancora di nicchia. E’ stata la piccola casa editrice napoletana L’ancora del Mediterraneo a pubblicare, nella sua collana di narrativa Cargo, ‘Kalooki Nights’ nel 2008, cui sono seguiti ‘L’imbattibile Walzer’ e, proprio in questi giorni, ‘Un amore perfetto’. Tre titoli per conoscere un autore dall’umorismo tagliente e unico, un mix di ironia tipicamente jewish e humor inglese, laico, coltissimo e sempre fuori dal coro.

In ‘Kalooki Nights’ racconta la sua infanzia a Manchester in una famiglia di piccoli commercianti, ebrei ‘di sinistra’ che non andavano in sinagoga e passavano lunghissime serate a giocare a carte. Il suo turbamento di ragazzo nello scoprire l’enormità della Shoah da cui la sua comunità è stata risparmiata, i sensi di colpa degli adulti, e il fantasma di un ‘altro modo’ di essere ebrei, più ortodosso e dolente, che finisce per prevalere anche nelle strade della sua infanzia, sono i fili conduttori della storia.

‘L’imbattibile Waltzer’, uno dei suoi romanzi più amati in Gran Bretagna, è forse anche uno dei più alleniani. Perché l’adolescente Waltzer, contornato di mamme e zie apprensive fino allo spasimo che non gli permettono di praticare nessuno sport ‘da gentili’ per paura che si faccia male, diventa a sorpresa un campione di ping pong, trovando la chiave della visibiltà tra i suoi coetanei nella maniera un po’ paradossale di certi personaggi di Allen.

In questi giorni in libreria è arrivato infine anche ‘L’amore perfetto’, dove il mondo ebraico e piccolo borghese della giovinezza sembra lontanissimo, ma che secondo Jacobson è in realta il suo libro “più ebraico, per il mix di sesso, humor e letteratura”. E’ la storia di un libraio londinese, della sua bella moglie e dell’ossessione di lui. Che decide, per troppa gelosia, di gettare l’amata consorte nelle braccia di un amante, in una Londra sofisticata e rarefatta, teatro perfetto per raccontare le contraddizioni e le perversioni dell’amore coniugale.

Per marzo prossimo si aspetta la traduzione di ‘The Finkler Question’, il vincitore del Booker Prize. Di nuovo un romanzo comico, questa volta sull’amicizia tra due uomini di mezza età.

Fonte: L’Espresso – Pubblicato il 13 ottobre 2010
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