Francoforte: e-book e leggero ottimismo

Bilancio provvisorio della Fiera del Libro di Francoforte.

1) Questione e-book
Forse la più importante. I pareri non sono unanimi. Intanto, gli italiani sono ormai pronti. E’ operativa la partnership tra Telecom e Mondadori: un vero store on-line. Tra non molto anche gli altri metteranno parte del catalogo e molte novità sulle rispettive piattaforme….
Però, fanno notare alcuni editori, il problema è (come spesso accade) nel rapporto tra i costi e i ricavi. Senza entrare nelle questioni tecniche: le previsioni realistiche dicono che con e-book non si guadagnerà (non ci guadagneranno gli editori) per almeno tre, quattro anni. Non è neanche detto che subiranno delle perdite, semplicemente, si tratta di mettere somme ingenti in un business che è solo agli inizi e di qui non sa sa come vada a finire. Stessa musica tra i francesi: “sì, cominciamo a mettere in commercio vari titoli in versione digitale, ma non contiamo di guadagnarci subito, ci va bene non subire perdite”. E’ solo sfiducia in un nuovo mezzo, e magari scarsa immaginazione?

Se il paradigma della diffusione di e-book sono gli States, in Italia e in Europa in generale (Francia e Germania soprattutto) il pubblico è più conservatore. Per forza: la rete delle librerie (cartacee) nel Vecchio continente (e specie in Italia) è capillare, il pubblico di lettori (in Italia) limitato; il piacere estetico di avere un libro che ti arreda pure la casa grande. Sembrano cose banali: ma il libro in Europa è più “oggetto” che in America (pochi buttano via i volumi letti). A tutto questo si aggiunge il fatto che fino a oggi nemmeno le librerie cartacee on-line hanno il successo che è toccato in sorte a quelle americane….
E ancora, gli strumenti con cui leggere e-book (devices) sono diversi, non uniformati, in continua evoluzione e non costano poco.
Ai pessimisiti rispondono così gli ottimisti: oggi non c’è differenza sostanziale tra e-book e il cartaceo. Quel che conta sono i contenuti. Gli invetimenti sono da fare comunque: in autori, e in tecnlogie, che sono sempre avanzate e quindi digitali. Se ho un libro buono la vendita on line spinge il cartaceo e viceversa. L’industria libraria è già tutta digitalizzata, l’evoluzione delle tecnologie non può essere fermata; chi frena sulla diffusione di e-book è solo un conservatore mosso dalla paura, e chi ha paura, perde.
E poi aggiungono: sta cambiando la natura del business. Come? Semplice. L’editore assomiglierà al bibliotecario. Si ipotizza infatti una specie di abbonamento mensile (o annuale), come per le biblioteche. Pagando, ad esempio 15 euro al mese, si potranno scaricare un certo numero di libri.
Il proprietario del volume non è più il cliente, ma chi presta (dietro il compenso) il volume, appunto. Del resto, anche con il cartaceo, una volta il mercato funzionava così. Pochi compravano i libri (cari): molti li prendevano in biblioteca.
Cambierà anche il modo di fare la pubblicità dei libri, ma qui si entrerebbe davvero in questioni troppo tecniche.
Infine, non scomparirà il cartaceo (lo dicono anche gli entusiasti del digitale), le due forme vivranno l’una assieme all’altra.
Rimane il nodo del supporto (device): entro pochi anni, la tecnologia sarà uniformata, dicono gli ottimisti.
In tutto questo i più conservatori sono i francesi, i meno prevedibili i tedeschi: sono lenti, ma quando cominciano nessuno li ferma. Gli italiani, avendo un mercato limitato, paradossalmente potrebbero trasformare questa loro debolezza in forza: è più facile trasfromare un mercato piccolo di uno grande.

2) Produzione letteraria
Dicono (e lo si vede sfogliando i libri) che stia nascendo in Europa una letteratura di intrattenimento, letteratura commerciale che non ha niente da invidiare al modello americano. Ma che alla fin fine dice agli europei di più (ovviamente). E’ la globalizzazione che si fa locale. Ed è una chance: la gente comprerà di più, essendo le storie raccontate più familiari. E l’editoria di qualità non può vivere bene senza il retroterra e gli introiti di quella commerciale

3) E infatti il mercato si è mosso.
La maggior parte degli affari si fanno prima della fiera. Però, quest’anno, dicono tutti, anche qui si sente l’aria di una leggera, legerissima, ma pur sempre ripresa. Sono finite invece le aste dalle cifre folli. I diritti si vendono a prezzi calmierati. E anche questo è un bene

Fonte: Espresso Blog – Contaminazioni di Wlodek Goldkorn – Scritto venerdì, 8 ottobre, 2010 alle 13:57

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