La Spoon River dei sopravvissuti

di Irene Bignardi

Ebbene sì, a volte ritornano. Per fortuna. Perché, se così non fosse, un libro molto bello, fuggevolmente apparso e poi velocemente scomparso dagli impazienti scaffali, sarebbe finito nel dimenticatoio. E invece, a diciassette anni di distanza dalla sua prima edizione americana e dal premio Pulitzer, A Good Scent from a Strange Mountain, di Robert Olen Butler, due anni più tardi pubblicato in Italia da Instar Libri come I cento figli del drago, ritorna adesso per i tipi di Nutrimenti con ancora un altro titolo, Vietnam, Louisiana. Bello il titolo nuovo, che riassume il punto di vista del libro: e ci parla della comunità vietnamita (ovviamente e per la precisione sudvietnamita) che si è andata creando, dopo la fine del conflitto in Vietnam, in una zona della Louisiana non lontana da New Orleans che risponde al bizzarro nome di Versailles (perfetto anche dal punto di vista linguistico: non era forse il francese la seconda lingua dei vietnamiti colti?). Ma ancora più bello il vecchio titolo americano, che sigla, in un racconto dei diciassette di cui è composto il volume, lo spirito magico, favolistico e poetico di queste storie, raccontate da un americano con la voce, lo stile e il punto di vista di un popolo che è stato molto presente nella nostra storia e nelle nostre emozioni. E da cui l’ Occidente è sempre stato lontano perché se “p oetry is what gets lost in translation “(come scriveva Robert Frost), se la poesia è ciò che si perde nella traduzione, anche la comprensione linguistica è spesso difficile al di là della barriera delle parole stesse. Come in Fiaba, che racconta l’ incontro tra una ragazza di Saigon e un americano pieno di buone intenzioni. Il quale vuole augurare a un pubblico vietnamita “Lunga vita al Vietnam” ma, ignorando che il significato delle parole nella loro lingua è dato dal tono della voce, dice invece “L’ anatroccolo scottato dal sole giace a terra” – frase che la ragazza finisce per leggere come una poetica metafora della situazione del suo paese. Robert Olen Butler è l’ autore di un consistente corpus di libri, ma la sua fama resta legata a questa raccolta: la sua personale esperienza in Vietnam gli suggerisce una sorta di Spoon River raccontata dai vivi, ogni racconto dei diciassette in prima persona, ogni storia vissuta dal punto di vista di un vietnamita trasportato, sradicato, esiliato, dopo la caduta di Saigon, nelle nuova patria americana, con lo spaesamento delle tradizioni e la chiusura nella propria cultura. Se recentemente l’ orrore del conflitto vietnamita è stato ricordato dalla ristampa di Dispacci di Michael Herr e dalla cronaca brutale e affascinante di Nell’ esercito del Faraone, Vietnam, Louisiana ricama, sul dolore dell’ esilio, una tela di sentimenti e situazioni che non nascondono la crudeltà dell’ eredità e la dura memoria della guerra. Come in A braccia aperte, dove l’ umiliazione sessuale che porta alla tragedia (un austero collaboratore nord vietnamita costretto dagli americani a condividere la proiezione di filmini porno, e reagisce violentemente) anticipa, molto più sottilmente ma non meno gravemente, quello che abbiamo visto succedere ad Abu Ghraib. VIETNAM, LOUISIANA di Robert Olen Butler Nutrimenti, traduzione di Stefano Gallerani, pagg. 283, euro 16.

Fonte: Repubblica — 16 gennaio 2010   pagina 43   sezione: CULTURA

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