Il potere delle parole dal Talmud ai classici

di Susanna Nirestein

Il figlio di una suora e di un prete che hanno lasciato i voti ha scritto un romanzo ebraico che ha vinto l’ ultimo National Jewish Book Award! Ballata per la figlia di un macellaio è un fuoco d’ artificio di storie parallele: un ragazzo cattolico infatti, tacendo la sua religione, lavora in un archivio ebraico (come ha fatto davvero Peter Manseau), si innamora dell’ yiddish, di una ebrea neo-ortodossa, e si imbatte nel diario (22 volumi) dell’ ultimo poeta yiddish esistente che traduce. Il racconto del vecchio Itsik Malpesh, che si alterna alle altrettanto capriolesche “note del traduttore”, è esso stesso la storia di un ragazzo perso d’ amore per lettere e libri: nato a Kishinev durante il pogrom del 1903, salvato da una bimba di 4 anni che inseguirà come fosse il destino (anche se lei farà l’ alyah in Israele), Itzik nel banco di scuola scopre, oltre a Bibbia e a Talmud, la letteratura degli altri (ma di nascosto), dei grandi russi (cristiani), una conoscenza che, per vie traverse e paurose, lo porterà ad andare in America. Un’ ode mirabolante a un linguaggio scomparso, al potere delle parole, alla possibilità di cambiare. BALLATA PER LA FIGLIA DEL MACELLAIO di Peter Manseau Fazi, Trad. di G. Bottali e S. Levantini, pagg. 504, euro 19

Fonte: Repubblica — 16 gennaio 2010   pagina 40   sezione: CULTURA

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