Vercors, la metafora del corpo misterioso

di Daria Galateria

Nel 1991, a mezzo secolo da Il silenzio del mare, e avendo fondato la fantascienza francese, Vercors si accasciava fulminato sulle pagine di un esile racconto. Un capitano di lungo corso prende il comando di una nave completamente automatica: tra il cassero e i marinai non c’ è contatto; ma il computer che governa il bastimento segnala i guasti infliggendo un dolore nel corpo del comandante. Sono brevi scariche, all’ inizio, per piccoli problemi, risolvibili. Poi i dolori diventano lancinanti e difficili da interpretare; insensati. Il racconto avanza allegro, secco e sornione come certi racconti metafisici di Soldati, con la sua splendida metafora della malattia e del corpo enigmatico: corpo misterioso nei suoi messaggi, come le scariche voltaiche della nave. La fantascienza ama le astronavi governate da intelligenze artificiali; l’ ultima parola di Vercors alle soglie della morte è che il futuro, le macchine e il tempo approdano al limite del corpo, che è il nostro più grande e inconoscibile universo. Salutato dalla stampa francese, il racconto è stato scoperto, e curato, da una ricercatrice (precaria!) italiana, Flavia Conti.

IL COMANDANTE DEL PROMETEO

di Vercors

Portaparole, p.96

euro 14,50

Fonte: 

Repubblica — 05 dicembre 2009   pagina 49   sezione: CULTURA

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