Diario di un fumatore

Diario di un fumatore di David Sedaris

Editore: Mondadori, Collana Strade Blu 

2007, p.301

Prezzo consigliato: € 15,50

 

 

David Sedaris si sta velocemente affermando come lo scrittore sarcastico dallo humour nero per eccellenza, collezionando una serie di imitatori narrativi difficilmente riscontrabili nei nostri giorni per qualsiasi altro scrittore ed in qualsiasi altro genere letterario. Di lui e della sua verve creativa il New York Times anni fa ha scritto: “Uno scrittore in grado di essere non solo divertente, ma anche toccante, addirittura tenero”, centrando pienamente le ripetute contraddizioni che Sedaris rappresenta, l’attaccamento ed allo stesso tempo il disfacimento di quei valori non solo familiari ma anche patriottici, ai quali sembra tuttavia rimanere profondamente legato. “Diario di un fumatore” è una raccolta di storie, vere ed inventate, che mettono al centro del loro iter narrativo quelle figure e quelle situazioni familiari a dir poco bizzarre, che descrivono le tremende difficoltà della vita quotidiana che avevano già caratterizzato i suoi precedenti lavori. Ritornano in effetti tutti quei personaggi familiari sarcastici ed irriverenti tanto cari allo scrittore: la madre cinica ma adorabile, completamente ossessionata dal fumo, a tal punto da spegnere i mozziconi di sigarette sul piatto mentre mangia; il padre alla ricerca delle più svariati passioni, musicali, sportive, lavorative, sempre desideroso di impiegare il proprio tempo nella speranza di evitare un approfondito ed accurato esame della propria vita; non vanno poi dimenticate le sorelle, vere icone della cattiveria allo stato puro, indaffarate ad architettare vendette diabolicamente valide. Resta un unico punto da analizzare: le storie di David Sedaris fanno ancora ridere? Parte della critica statunitense e non solo, sembra d’improvviso essersi stufata del suo umorismo black (complice forse anche la fuga, reputata un tradimento, dello scrittore a Parigi, dove non vige alcun tipo proprio di divieto No smoking), con le sue vicende familiari definite da molti ormai asettiche, sfruttate al massimo e non più in grado di scatenare risate contagiose; David Sedaris è stato in effetti tacciato di un imborghesimento narrativo, che lo ha portato giocoforza, a doversi confrontare con problemi politici e sociali, alla stregua di una delle celebrità dello showbiz americano, forzatamente impegnate nel sociale e che lui amava deridere nei suoi libri e nelle sue interviste. Ma Sedaris ha realmente perso la sua verve, il suo tono accattivante in favore di un tono smielato e prossimo semmai all’ammiccamento? Il giudizio non può che essere personale, trattandosi di un autore che nel bene o nel male ha colpito dritto al cuore una generazione senza troppi ideali, desiderosa di prendere in giro proprio tali ideali, tanto sottoposto a gogne mediatiche e di critica letteraria, quanto a facili trionfalismi nel nome dei più svariati ed incomprensibili motivi. Ciò che è certo, è che “Diario di un fumatore” non sembra aver risentito di tale inaridimento creativo, stando almeno ai risultati che ne hanno fatto in breve tempo un vero best seller.

Recensione di Alessandro Orecchio

Fonte: http://www.ilmascalzone.it  

 

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1 Response so far »

  1. 1

    Roberto said,

    Divertente, cattivo, politicamente scorretto. E coraggioso nell’essere anche toccante e tenero. Uno scrittore così manca al panorama narrativo italiano. Complimenti per il vostro simpatico circolo, continuate così. Vi suggerisco di rimanere sul suolo americano e di parlare di Jay McInerney, uno dei tanti scrittori scoperti dall’immensa Fernanda Pivano (è stata allieva di Cesare Pavese e dobbiamo a lei la scoperta e la traduzione in italiano di grandi autori della letteratura americana come Hemingway, Miller, Kerouc, Steinback), appartenente a quel “brat pack” di narratori che comprende anche Bret Easton Ellis. Un libro che vi consiglio è “L’ultimo dei Savage”. E’ un libro maturo e armonioso nella sua elegante prosa narrativa che racconta di una dinastia del profondo Sud degli Stati Uniti. Di tutt’altro genere è “Professione modella” che rappresenta uno spaccato feroce e tagliente della Big Apple negli anni Novanta, tra glamour, soldi facili, notti eterne e vacuità di sentimenti. Tutto filtrato dagli occhi di una modella. Vi piacerà molto McInerney e il suo stile. E mi ringrazierete. 🙂

    Saluti e baci a Francesca

    R.P.


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