Domande e risposte con perfidia

«Abitate vicino?” Padre e figlio risposero nello stesso momento: “Sì”. “No”». Ci sono molti modi di leggere I consolatori, il primo romanzo di Muriel Spark, da poco pubblicato in Italia da Adeplhi. In primo luogo bisogna guardare allo stile. Affascinante, inquietante, spiazzante. Dice una cosa e subito la contraddice. «È ora di alzarsi, disse, e si rimise a letto». Tutto il romanzo – 246 pagine – va avanti così. I periodi sono corti, gli aggettivi sono “pieni”, pregni di significati, e si susseguono incalzanti (ma fingendosi normali, quasi messi lì per caso). Bastano poche pagine, e chi legge si mette in allarme, aspettandosi un altro po’ di grattugia sulla pelle. Tutto si muove, tutto è vivo, respira, parla, ha un’ anima. La sedia a rotelle è “autorevole”. I personaggi, evidentemente amatissimi, vengono però presi in giro nello stesso momento in cui sono raccontati. Non c’ è un attimo per respirare, non sono ammesse distrazioni. Un libro elettrico, una mela avvelenata, deliziosa per lettori avveduti in cerca di perfidia. Era uno stile attualissimo e innovatore nel 1956, anno a cui risale il romanzo. Evelyn Waugh, che ne lesse le bozze, scrisse che «tutti penseranno che l’ abbia scritto io». E attualissimo rimane oggi, tempo in cui alla complessità, alla simultaneità, alla contraddittorietà dell’ animo umano si è sovrapposta la Rete, con la sua gigantesca contemporaneità di eventi. Scritto ben prima che le contraddizioni della nostra epoca venissero definite postmoderne sul piano letterario, questo romanzo resta un manifesto di quella verità, scoperta nel tanto vituperato ventesimo secolo dalla psicologia e dalla fisica, che a ogni domanda non corrisponde una sola risposta. Verità scoperta anche, probabilmente, dagli agenti segreti britannici – vedi Graham Greene, che a sua volta sponsorizzò la scrittrice scozzese. La quale, durante la seconda guerra mondiale lavorò appunto per il Servizio Segreto di Sua Maestà. E forse proprio la tragica commedia umana a cui deve avere assistito in quegli anni l’ ha facilitata nell’ alleggerire la sua materia e renderla esilarante. Lucido, spietato, ironico, il libro fa il verso, tra l’ altro, ai modi di parlare inglesi di classe alta: «Queste sigarette vengono dalla Bulgaria. Passando da Tangeri, credo». O «La cosa buona dell’ essere cattolici è che rende la vita così facile. È facile essere salvati e si può vivere felicemente». La conversione della scrittrice al cattolicesimo, avvenuta due anni prima, accresce il paradosso del tutto. I difetti della Chiesa di Roma sono un tema centrale della trama. Indimenticabile il confronto tra Louisa, la nonna scozzese, tollerante e contrabbandiera, e Mrs. Hogg, zelante bigotta dirigente di un “ritiro” cattolico.

di Laura Lilli

Fonte: La Repubblica, 10 Ottobre – Almanacco dei Libri

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